NEW YORK - L’Iran si è detto pronto a riaprire lo Stretto di Hormuz entro sette giorni, a condizione che gli Stati Uniti compiano i primi passi verso un allentamento della pressione militare e revochino il blocco navale sui porti iraniani.    

La proposta, rivelata dalle agenzie Reuters e Kyodo, è già stata trasmessa a Washington tramite intermediari e prevede la ripresa formale dei colloqui per giungere a una cessazione definitiva delle ostilità tra le due nazioni.

Secondo quanto dichiarato da un alto funzionario iraniano, la delegazione di Teheran presente a New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dispone di piena autorità per condurre trattative diplomatiche con i rappresentanti statunitensi e intende avvalersi della sessione annuale per consultarsi con i Paesi mediatori.  

L’esponente del governo ha escluso un vertice diretto a margine dei lavori tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pur lasciando aperta la strada a una svolta: “C’è la possibilità di avanzare verso un accordo”, ha spiegato, sottolineando tuttavia che da parte di Washington occorrono “serietà e impegno” affinché la diplomazia possa fare progressi. 

Sullo sfondo delle manovre diplomatiche a New York, cresce il pressing delle monarchie arabe. Come riferito da Bloomberg, i leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman si sono riuniti a margine dell’Assemblea Generale per concordare una posizione unitaria prima del loro incontro con Donald Trump.

Tutti gli Stati del Golfo Persico chiedono a Washington di evitare un’ulteriore escalation e di porre fine a un conflitto le cui ripercussioni economiche sulla regione sono considerate devastanti.  

Parallelamente, si muove la diplomazia europea. Una fonte diplomatica ha reso noto che la Francia sta lavorando a una nuova bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite volto a sbloccare lo strategico passaggio marittimo. “La Francia intende collaborare con gli Stati Uniti e i propri partner a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che garantisca la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato la fonte.  

Si tratta di un nuovo tentativo dopo che, lo scorso aprile, Russia e Cina avevano posto il veto su un testo analogo promosso dal Bahrein con il sostegno degli Stati Uniti e delle monarchie del Golfo. 

Sulla sicurezza delle rotte commerciali sono intervenuti con fermezza anche i ministri degli Esteri del G7, che in un comunicato congiunto diffuso da New York hanno rivolto un perentorio ultimatum ai combattenti antigovernativi Houthi dello Yemen, intimando loro di “cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi” contro il traffico marittimo.  

“Le loro azioni riprovevoli delineano una pericolosa traiettoria di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di generare instabilità economica su scala globale”, hanno rimarcato i ministri dei Sette Grandi, ribadendo “la necessità assoluta di garantire una sicurezza marittima permanente, nonché i diritti e le libertà di navigazione in tutto il mondo”. Contestualmente, il G7 ha esortato Teheran a interrompere la fornitura di armi e ogni forma di sostegno ai ribelli sciiti yemeniti.