SYDNEY – Il robusto aumento dei salari minimi entrato in vigore il primo luglio potrebbe riaccendere una delle componenti dell’inflazione più osservate dalla Reserve Bank of Australia (RBA), proprio mentre la Banca centrale valuta se i rialzi dei tassi siano ormai sufficienti.
I lavoratori coperti dagli award hanno ricevuto un incremento del 4,75 per cento, una decisione della Fair Work Commission che secondo gli economisti potrebbe riflettersi sui prezzi dei servizi di mercato, cioè i servizi i cui prezzi sono determinati principalmente dalle condizioni di domanda e offerta.
Questa categoria comprende servizi domestici relativamente poco variabili e per questo viene seguita con attenzione dalla RBA. A differenza di carburanti o viaggi, che possono cambiare rapidamente, i servizi tendono a mostrare una dinamica più persistente e offrono una misura più diretta dell’inflazione generata all’interno dell’economia.
Gli economisti di Westpac Justin Smirk e Neha Sharma prevedono che i dati di luglio, la cui pubblicazione è attesa in giornata da parte dell’Australian Bureau of Statistics, mostreranno un aumento mensile dello 0,5 per cento nei servizi di mercato al netto delle componenti più instabili.
Negli ultimi mesi questo indicatore era risultato più debole delle attese, ma l’aumento salariale potrebbe modificare il quadro.
“L’inflazione interna nei servizi di mercato potrebbe risultare più forte di quanto abbiamo incorporato nelle nostre previsioni, considerato l’aumento dei salari minimi superiore alle attese e le pressioni già esistenti per le imprese, compresi affitti commerciali e utenze”, hanno osservato Smirk e Sharma.
Westpac prevede che questa componente resti tra il 3,3 e il 3,5 per cento su base annua nella seconda metà del 2026.
I verbali della riunione di agosto della RBA, pubblicati ieri, mostrano che il consiglio è particolarmente attento proprio all’inflazione dei servizi di mercato, ritenuta possibile indicatore di capacità produttiva ancora limitata e del trasferimento ai consumatori di costi più elevati.
Tra questi figurano quelli legati al conflitto in Medio Oriente.
Il rischio che il petrolio resti caro e che le imprese trasferiscano una parte maggiore delle spese sui prezzi finali è stato uno dei motivi che avevano portato il consiglio di politica monetariaa valutare un nuovo rialzo dei tassi nell’ultima riunione.
Anche i carburanti dovrebbero contribuire in maniera rilevante all’inflazione di luglio.
Westpac stima un aumento del 5,1 per cento dopo il calo del 10,9 per cento di giugno, riflettendo sia l’aggiunta di 16 centesimi all’accisa sia il rialzo del petrolio dopo la nuova escalation in Medio Oriente.
Nel complesso, l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe passare da un calo mensile dello 0,1 per cento a giugno a un aumento dello 0,8 per cento a luglio.
Su base annua, però, l’inflazione complessiva dovrebbe scendere dal 3,8 al 3,3 per cento, soprattutto grazie a un andamento più favorevole dei prezzi dell’elettricità.
Il trimmed mean, misura dell’inflazione di fondo preferita dalla RBA, dovrebbe invece scendere dal 3,6 al 3,5 per cento annuo, lasciando comunque la Banca centrale vigile sull’evoluzione dei costi interni.