SYDNEY – Il primo ministro Anthony Albanese si prepara a uno scontro con Queensland e Northern Territory sulle nuove regole nazionali per i data centre destinati all’intelligenza artificiale, al centro della riunione odierna del Consiglio intergovernativo.

Il governo federale vuole raggiungere un’intesa comune che imponga ai proponenti di garantire nuova capacità di energia rinnovabile per alimentare infrastrutture caratterizzate da consumi elettrici molto elevati.

Queensland e Northern Territory si oppongono però a questa impostazione e sostengono che i nuovi impianti debbano poter utilizzare anche gas e carbone.

La ministro capo del Northern Territory Lia Finocchiaro ha accusato Canberra di adottare un approccio eccessivamente invasivo.

“Non abbiamo bisogno che il governo federale arrivi con la mano pesante e cerchi di imporre a Stati e Territori come sviluppare o meno i data centre e quale combinazione energetica utilizzare”, ha dichiarato ospite di ABC Radio.

Finocchiaro ha sostenuto che le riserve di gas del Beetaloo Basin sono più che sufficienti per alimentare queste infrastrutture e soddisfare contemporaneamente altre esigenze energetiche.

“Possiamo fornire energia in abbondanza a ogni australiano, a ogni data centre e a ogni alleato che ne abbia bisogno”, ha affermato, reclamando un trattamento diverso per il Territorio.

Il ministro dell’Industria Tim Ayres ha respinto le critiche, sostenendo come standard nazionali siano necessari per evitare una corsa al ribasso tra le diverse giurisdizioni.

“È assolutamente essenziale che, mentre ricostruiamo e modernizziamo il nostro sistema elettrico, l’Australia non faccia passi indietro”, ha dichiarato.

Ayres ha inoltre negato che eventuali dispute costituzionali tra Canberra e gli Stati possano scoraggiare gli investimenti nel settore.

Secondo il ministro, l’obiettivo delle nuove regole è indirizzare “il tipo giusto di investimento nei luoghi giusti” e sfruttare pienamente le opportunità economiche legate all’intelligenza artificiale.

Albanese ha indicato anche il mantenimento del consenso delle comunità come condizione essenziale per attirare capitali.

L’esperto di intelligenza artificiale Toby Walsh, docente della University of NSW, ritiene però che gli operatori abbiano già compromesso questo rapporto.

“Stanno rapidamente perdendo il consenso pubblico”, ha avvertito, citando il caso degli Stati Uniti, dove alcune giurisdizioni hanno imposto moratorie sui nuovi data centre.

Secondo l’Australian Energy Market Operator, in Australia sono già operativi 165 centri e altri 225 sono in fase di sviluppo.

Walsh ha accolto positivamente le garanzie proposte dal Partito laburista, ma ha criticato il ritardo nella regolamentazione e nella preparazione della forza lavoro. La costruzione richiede infatti numerosi elettricisti e tecnici, mentre una volta completati gli impianti generano relativamente pochi posti permanenti.

Il viceministro alla Tecnologia Andrew Charlton ha infine sostenuto che l’obbligo di nuova energia rinnovabile sia necessario per evitare aumenti del prezzo delle bollette.

Se i data centre utilizzassero l’attuale produzione da carbone o le riserve di gas già disponibili, ha avvertito, entrerebbero direttamente in concorrenza con famiglie e altri consumatori.