Prima una distesa di maglie blu, poi il giallo e nero dei Richmond, il bianco e nero dei Magpies, il rosso dei Bombers. Sulle tavolate compaiono party pies e sausage rolls, qualcuno intona il coro della propria squadra e, nel giro di pochi minuti, il Sortino Social Club assomiglia più alla tribuna del Melbourne Cricket Ground che a una tradizionale cena della comunità italiana. È il segnale che la Footy Night può cominciare: una festa dove il football australiano incontra il calore siciliano e dove l’identità italo-australiana trova una delle sue espressioni più spontanee.

Complice un’organizzazione ormai rodata e un gruppo di volontari affiatato, la serata del 23 maggio ha richiamato ben 130 partecipanti, confermando un appuntamento che, anno dopo anno, continua a conquistare soci storici e nuove generazioni. A fare gli onori di casa è stato il presidente Paul Giuliano, convinto sostenitore di una formula capace di guardare al futuro senza perdere il legame con le proprie radici.

“È il terzo anno consecutivo che organizziamo questa iniziativa ed è ormai diventata una tappa fissa del nostro calendario”, racconta. “Viviamo in Australia, è la stagione del football e ci piace proporre qualcosa che rappresenti davvero la nostra comunità. Non possiamo limitarci agli eventi italiani o siciliani: vogliamo abbracciare anche la cultura del Paese che ci ha accolto.”

Ed è proprio questo il filo conduttore della serata. Il menu parla la lingua degli stadi australiani senza dimenticare la tradizione mediterranea: antipasti serviti in scatoline da catering in perfetto stile AFL con party pies, sausage rolls e patatine, seguiti da un piatto di pasta preparato secondo la migliore tradizione italiana, chicken schnitzel con verdure e, a chiudere il cerchio, una classica jam doughnut. Persino tovaglioli, sciarpe e decorazioni richiamano i colori delle squadre, trasformando la sala in una piccola arena dove la rivalità resta rigorosamente all’insegna del sorriso.

A scandire il ritmo della serata sono i Celebrate Band, guidati dal cantante Claude, tifosissimo del Richmond, mentre gli inni delle diverse squadre vengono accolti da cori improvvisati e applausi che coinvolgono tutta la platea.

“C’è tanta musica, si balla e si canta insieme”, osserva Ottavia, tra le organizzatrici. “È una normale cena sociale, ma con un’atmosfera molto sportiva e soprattutto molto divertente.” Dietro ogni dettaglio ci sono circa due settimane di preparazione e un obiettivo ben preciso: rendere il club un luogo sempre più aperto ai giovani. Una scelta che sembra dare i suoi frutti.

“Ogni anno vediamo tante nuove famiglie e tanti ragazzi”, sottolinea. “Questa formula li avvicina al club perché racconta quello che siamo davvero: australiani di origine italiana. Le due culture non si escludono, convivono.”

Una doppia appartenenza che emerge anche nei ricordi personali. Ottavia, tifosa del Carlton fin dall’infanzia, sorride pensando al padre che le ha trasmesso la passione per il football.

“Per noi Carlton e Collingwood sono come Milan e Inter. È una rivalità con cui si cresce fin da bambini.”

Accanto ai momenti di festa, il Sortino Social Club continua a mantenere forte il proprio impegno sociale. Dopo una Pasqua che ha permesso di raccogliere 2.000 dollari destinati al Royal Children’s Hospital, il testimone passa ora al Breast Cancer Morning Tea di agosto, che punta a superare gli 8.000 dollari raccolti lo scorso anno. Non mancano i progetti futuri: una Serata Siciliana con costumi tradizionali e la partecipazione alle celebrazioni della Festa della Repubblica, dove il club preparerà tra i 400 e i 500 arancini per sostenere le proprie attività.

Tra i tavoli si incontrano storie che raccontano decenni di migrazione e di appartenenza. Sofia Carelli, arrivata in Australia nel 1953 quando aveva appena sette anni e mezzo, continua a frequentare il club con lo stesso entusiasmo.

“Mi piace la comunità, l’ambiente è molto amichevole. Qui sembra sempre di essere a una festa”, racconta, senza nascondere la propria fede calcistica: “Sono una Magpies fino all’ultimo minuto.”

C’è chi, invece, ha attraversato due continenti più volte. Alessandra Di Biase, chef di Brunetti Classico, è nata a Melbourne, ha vissuto quarant’anni tra Toscana e Abruzzo e dodici anni fa ha scelto di tornare.

“Dico sempre che sono tornata in patria”, confida. “Però il mio cuore è diviso: ho ancora un fratello in Italia e i miei figli sono nati lì.”

A rubare la scena è anche Anna Quinzi Cimino, voce storica della comunità italiana, che ricorda gli anni trascorsi alla Sanremo Ballroom tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, quando cantava con l’orchestra di Sergio Gialle e Frizzone.

“La musica è sempre stata la mia casa”, racconta. “Mia madre cantava, i miei zii erano musicisti e ancora oggi continuo a esibirmi con lo stesso entusiasmo.”

Accanto a lei siede Salvatore Di Natale, fotografo per quarant’anni quasi per caso, dopo l’incontro con un cliente al mercato che gli cambiò la vita.

“Il primo matrimonio greco che ho fotografato mi fece capire subito che quello era il mio mestiere: musica, balli e persone felici.”

Dopo la perdita della moglie ha lasciato la macchina fotografica, ma un nuovo incontro gli ha restituito il desiderio di viaggiare e di frequentare i club italiani del Victoria.

“In fondo”, sorride, “non apparteniamo a un solo circolo, ma a tutta la comunità.”

Ed è forse proprio questa la fotografia più autentica della Footy Night: una sala divisa dai colori delle squadre, ma unita da una storia comune, dove il football australiano diventa il linguaggio con cui una comunità continua a raccontare, con orgoglio e leggerezza, le proprie due anime.