KIEV - Una nuova, massiccia ondata di bombardamenti russi ha investito l’Ucraina durante la notte, provocando una strage di civili e danni catastrofici alle infrastrutture del Paese.

Il numero delle vittime continua ad aumentare di ora in ora, mentre le difese aeree ucraine hanno dovuto fronteggiare un attacco combinato di proporzioni eccezionali, lanciato da Mosca dopo giorni di crescenti minacce e avvertimenti diplomatici. 

Il bilancio complessivo dei raid è drammatico: sono almeno 18 le persone rimaste uccise, di cui 6 nella capitale Kiev e 12 a Dnipro, città situata nel centro del Paese. Tra le vittime si contano purtroppo anche due bambini, rispettivamente di tre e otto anni. I feriti sono oltre cento, ma il dato è provvisorio poiché le operazioni di soccorso sono ancora in corso. 

Secondo i dati diffusi dall’Aeronautica militare ucraina, le forze russe hanno scagliato un totale di 73 missili (tra crocieristici, balistici e ipersonici) e 656 droni d’attacco. Di questa imponente flotta d’offesa, le difese ucraine sono riuscite ad abbattere o intercettare 40 missili e 602 droni. Tuttavia, 30 missili balistici, tre missili da crociera e 33 droni sono riusciti a superare lo sbarramento, colpendo 38 diverse località del Paese.  

La gravità della situazione ha spinto l’Aeronautica militare polacca a far decollare d’urgenza i propri velivoli e quelli alleati per pattugliare e mettere in sicurezza lo spazio aereo di Varsavia. 

Nella capitale Kiev le prime esplosioni sono state avvertite intorno all’1:30 del mattino, seguite da successive ondate a metà nottata e nelle prime ore del giorno, che hanno causato blackout temporanei. La situazione più critica si registra nel distretto Podilskyi, dove un edificio residenziale di nove piani è parzialmente crollato a causa di una tattica definita “double tap” (un secondo bombardamento sulla stessa area a breve distanza dal primo). Sotto le macerie si cercano ancora dei dispersi.  

Sempre a Kiev, frammenti di ordigni hanno colpito palazzi di 15 e 24 piani nel distretto Solomianskyi, una scuola materna nel quartiere Obolonskyi, un’area commerciale a Sviatoshynskyi, e svariate stazioni di servizio e strutture mediche nei distretti di Darnytskyi, Shevchenkivskyi e Holosiivskyi. Fuori città, i raid hanno colpito le zone di Bucha e Vyshhorod, causando tre feriti. 

A Dnipro l’impatto è stato altrettanto devastante. Un palazzo di quattro piani è stato parzialmente sventrato e il sindaco Borys Filatov ha riferito che ben 49 edifici residenziali hanno subito danni, sette dei quali risultano “praticamente completamente distrutti”. Tra le macerie della città si registrano 37 feriti, di cui 23 ricoverati in ospedale (compresa una ragazza di 13 anni). 

Anche Kharkiv è finita pesantemente nel mirino russa. Il sindaco Ihor Terekhov ha confermato che droni e missili hanno flagellato diversi quartieri, danneggiando complessi residenziali multipiano, uffici amministrativi e veicoli, provocando un bilancio di dieci feriti. 

Di fronte a questa devastazione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha lanciato un accorato appello alla comunità internazionale, esortando l’Europa e gli Stati Uniti a fare di più per la sicurezza dei cieli: “L’Europa ha bisogno di una propria difesa antibalistica affinché questa guerra possa finalmente finire. E l’assistenza degli Stati Uniti nella fornitura di missili per i sistemi Patriot è assolutamente necessaria”. 

L’offensiva non ha colto del tutto di sorpresa l’intelligence ucraina. Già dal 29 maggio, e fino alla vigilia del raid del 2 giugno, Zelensky aveva avvertito la popolazione di un imminente attacco su larga scala da parte di Mosca, invitando i cittadini alla massima vigilanza. 

Dal canto suo, Mosca continua a utilizzare la forza militare come strumento di pressione politica. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribadito la linea intransigente della presidenza russa, condizionando la fine delle ostilità alla resa immediata di Kiev: “Per quanto riguarda Zelensky e la fine della guerra entro la fine dell’anno, la guerra potrebbe finire entro la fine della giornata, come abbiamo detto molte volte. Per raggiungere questo obiettivo, Zelensky deve ordinare alle sue forze armate di ritirarsi dal territorio russo”. 

Peskov ha poi aggiunto che “se l’altra parte continuerà a trascinare il processo, rifiutando veri colloqui di pace e decisioni serie che aprirebbero la strada a una soluzione pacifica, l’operazione militare speciale continuerà”. 

Le minacce di un’escalation erano d’altronde aumentate nelle ultime settimane. Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, aveva avvertito il Segretario di Stato Usa Marco Rubio del rischio di attacchi imminenti contro i “centri decisionali” ucraini, suggerendo implicitamente l’evacuazione dell’ambasciata statunitense a Kiev. Un analogo avviso di abbandonare la capitale era stato rivolto dal ministero degli Esteri di Mosca a tutti i diplomatici e cittadini stranieri, sebbene le rappresentanze occidentali avessero deciso di rimanere sul posto. 

Questo tragico bombardamento segue un altro massiccio attacco avvenuto il 24 maggio, quando la Russia aveva impiegato 90 missili e 600 droni colpendola sede del governo, il ministero degli Esteri e luoghi simbolo come il Teatro dell’Opera e il Museo di Chernobyl, provocando quattro morti e circa cento feriti in tutto il Paese.