TEHERAN - L’Iran si sta muovendo su un doppio binario: da un lato valuta con freddezza le proposte di accordo con gli Stati Uniti, dall’altro affila le armi e lancia duri avvertimenti militari.
Sullo sfondo, la tensione resta altissima anche sul piano commerciale, come dimostra il recente attacco rivendicato dai Pasdaran contro una nave mercantile nel Golfo.
L’Iran non ha ancora risposto alla proposta di accordo finale con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto. Le discussioni sul testo definitivo sono tuttora in corso a Teheran: secondo quanto riferito a Mehr News da una fonte vicina al team negoziale iraniano, il Paese sta esaminando il documento con estrema cautela a causa di una radicata sfiducia e di una storia di passate inadempienze da parte di Washington.
“Sulla base delle esperienze precedenti, l’Iran è alla ricerca di benefici tangibili e concreti”, ha precisato la fonte.
La prudenza diplomatica si scontra però con i toni durissimi dei vertici militari. Mohammad Jafar Assadi, vice del comando Khatam al-Anbiya, ha dichiarato alla tv Irib che una ripresa della guerra contro gli Stati Uniti è ormai “inevitabile”.
“Gli Stati Uniti esigono la nostra resa totale e la nazione iraniana non si arrenderà mai. Senza resa, la guerra è inevitabile. Quindi aspettiamo e la guerra non ci spaventa”, ha dichiarato.
Nel frattempo, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i Pasdaran) rivendica un netto rafforzamento bellico. Il generale Sarder Mohebi, portavoce dei Pasdaran, ha spiegato all’emittente Irib che le capacità operative di Teheran sono aumentate proprio durante il periodo di cessate il fuoco, permettendo alle forze armate di trovarsi oggi in condizioni migliori rispetto al passato.
Uno degli insegnamenti chiave tratti dal conflitto contro gli Stati Uniti e Israele è stato l’aumento della conoscenza strategica del nemico.
“Se il nemico dovesse tornare sul campo di battaglia, il tipo di operazione, la geografia dello scontro e persino il tipo di armi utilizzate sarebbero diversi, e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è pienamente preparato per tutti i possibili scenari”, ha avvertito Mohebi.
Sul fronte marittimo, l’agenzia Nour News (con sede a Dubai) riporta intanto che la Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha autorizzato il transito di 24 imbarcazioni attraverso lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore.
A stretto giro è arrivata la dura reazione del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha affidato a X il suo affondo: “Il prezzo che l’Iran ha già pagato è molto pesante. Le fondamenta di questo regime del terrore in Iran si sono incrinate. Non tornerà mai più a essere ciò che era e, vi dico, è destinato a cadere”.
La tensione si sposta anche sul piano del commercio marittimo. Il gruppo Msc ha confermato che la propria nave Msc Sariska V è stata colpita da due proiettili nel porto di Um-Qasr, in Iraq, durante le fasi di partenza. Il primo impatto è avvenuto mentre il pilota era ancora a bordo, mentre il secondo ha centrato poco dopo la zona destinata all’alloggio dell’equipaggio. Tutti i marittimi sono rimasti illesi e hanno agito con professionalità per mettere in sicurezza lo scafo e il carico.
Secondo i media locali, i Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato l’attacco come ritorsione per le azioni statunitensi contro la nave Lion Star. Una ricostruzione respinta con forza dal gruppo navale: “Questa azione di ritorsione è del tutto ingiustificata sulla base delle accuse formulate dai Pasdaran, poiché Msc è un vettore commerciale neutrale e non ha alcuna affiliazione con gli Stati Uniti o Israele”.
L’azienda ci ha tenuto a precisare la propria totale neutralità: fondata dal cittadino italiano Gianluigi Aponte, Msc ha sede legale e operativa in Svizzera ed è interamente di proprietà dei figli, Diego e Alexa Aponte, entrambi cittadini italiani e privi di altre cittadinanze. La compagnia ha espresso “profonda preoccupazione per questi attacchi non provocati e per il rischio che essi comportano per i propri marittimi innocenti e per il commercio marittimo essenziale nella regione”.