MILANO — Giorgia Meloni sceglie Milano e la Fashion Week per ribadire la vicinanza del governo al sistema della moda italiana, proprio mentre la sua assenza all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York alimenta lo scontro politico.

La presidente del Consiglio ha partecipato mercoledì sera alla cena inaugurale della Settimana della Moda, organizzata a Palazzo Reale dal Comune di Milano e dalla Camera nazionale della Moda italiana, tornando a essere il primo presidente del Consiglio a prendere parte all’appuntamento dopo Matteo Renzi, presente a una cena nel 2016. “Ho pensato che quest’anno fosse particolarmente giusto, in un momento non facilissimo per un comparto che però continua a darci grandi risultati, dare un segnale anche di presenza e di vicinanza”, ha spiegato Meloni, sottolineando che il sostegno al settore non passa soltanto dai provvedimenti economici. “Un segnale fisico, non solamente con i provvedimenti, non solamente con le risorse”, ha aggiunto, ricordando i “100 milioni per gli investimenti, per incentivare gli investimenti”.

Per la premier, la presenza a Milano rappresenta anche un modo per riconoscere il peso della moda nell’economia e nell’immagine internazionale del Paese: “Esserci fisicamente penso sia un modo bello di dire grazie al settore per quello che fa, per la nostra economia, per la nostra forza, per la nostra rappresentazione nel mondo e anche per dire che il governo c’è”. Al tavolo con Meloni, tra gli altri, il sindaco di Milano Beppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, il presidente di Camera Moda Carlo Capasa, l’ambasciatore americano in Italia Tilman Fertitta e alcuni dei principali protagonisti dell’industria del lusso, da Frédéric Arnault di LVMH a Luca de Meo di Kering, Andrea Guerra di Prada, Alfonso Dolce, Diego Della Valle, Renzo Rosso, Remo Ruffini, Gildo Zegna e Brunello Cucinelli. Presente anche Anna Wintour, Global Editorial Director di Vogue.

Capasa ha accolto con favore la partecipazione della presidente del Consiglio, definendola un segnale dell’attenzione delle istituzioni verso una filiera che, secondo i dati citati dalla Camera nazionale della Moda, rappresenta circa il 5% del Pil italiano e occupa circa un milione di persone.

La serata milanese, tuttavia, si è svolta mentre a New York era in corso l’Assemblea generale dell’Onu, dove l’Italia è stata rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La scelta della premier ha provocato la reazione di Matteo Renzi, che ha attaccato Meloni per la decisione di non partecipare personalmente ai lavori delle Nazioni Unite. “Sono tutti a New York. Quasi tutti perché la Meloni non è venuta. E manda Tajani. Che figuraccia”, ha scritto il leader di Italia Viva, sostenendo che in una fase segnata da guerre, crisi energetiche e tensioni internazionali la presenza della presidente del Consiglio all’Onu avrebbe dovuto essere una priorità. Renzi ha poi aggiunto: “Meloni ha scelto di non venire all’assemblea Onu e al suo posto ha mandato Tajani. Non so se mi spiego. Lei è rimasta a far campagna elettorale in Italia. In un mondo in cui la crisi energetica, i problemi dell’Intelligenza Artificiale, le guerre in corso sono così gravi, perché l’Italia deve fare queste figuracce? Perché l’Italia deve fare l’Italietta?”.

Critiche sono arrivate anche dal Movimento 5 Stelle e dal Partito democratico, che hanno contestato le priorità della presidente del Consiglio mentre a New York i leader internazionali affrontavano i principali dossier geopolitici.

A Milano, invece, Meloni ha concentrato il suo intervento sulle difficoltà e sulle prospettive della filiera della moda, rivendicando le misure messe in campo dal governo e la necessità di sostenere gli investimenti, le piccole imprese e il Made in Italy. Tra i temi affrontati anche la concorrenza sleale e la tutela delle competenze artigianali.

La presenza della presidente del Consiglio ha riportato dunque il governo al centro della scena della Fashion Week, ma ha anche aperto un nuovo fronte di polemica politica sulla scelta di privilegiare l’appuntamento milanese rispetto alla trasferta diplomatica a New York.