BOLZANO – Due persone sono indagate per la morte di Matilde Lorenzi, la giovane sciatrice trentina deceduta il 28 ottobre 2024, il giorno dopo una caduta durante un allenamento sulla pista Grawand G1, nel comprensorio di Val Senales.
La Procura di Bolzano, confermando le anticipazioni del Corriere della Sera, ha reso noto che nel registro degli indagati figurano il responsabile della sicurezza delle piste e degli impianti di risalita dell’Alpin Arena Senales e l’allenatore e preparatore della pista di allenamento di slalom gigante su cui si trovava Lorenzi al momento dell’incidente. Entrambi sono accusati di omicidio colposo, in attesa delle conclusioni dell’incidente probatorio in corso.
Gli inquirenti hanno acquisito l’intero fascicolo della Procura federale della Fisi, che aveva già archiviato il caso per l’assenza di comportamenti antisportivi da parte di tesserati federali, dopo che i familiari della giovane atleta hanno presentato una memoria con due consulenze tecniche: una medico-legale e una sulla sicurezza della pista.
Secondo la consulenza medico-legale, la morte della sciatrice non sarebbe stata causata dalla caduta lungo il tracciato, ma dal successivo impatto contro il margine rialzato della pista, un cordolo che, se rimosso o adeguatamente protetto, avrebbe potuto evitare l’esito fatale. La seconda relazione, di tipo tecnico, contesta invece l’omessa predisposizione di adeguate misure di sicurezza, tra cui la mancata protezione del bordo della pista e il controllo del fondo di allenamento.
La Procura ha chiesto un incidente probatorio per chiarire definitivamente la dinamica dell’incidente e stabilire se vi siano profili di responsabilità colposa da parte degli indagati.
Due periti nominati dal giudice stanno ora esaminando la videoregistrazione dell’allenamento per provare ad accertare se il decesso sia dovuto alla caduta iniziale o all’impatto successivo, e se le condizioni della pista fossero conformi agli standard di sicurezza.
Matilde Lorenzi, 18 anni, promessa dello sci alpino e tesserata con il comitato Trentino Fisi, era considerata uno dei talenti emergenti del settore giovanile. Il suo decesso aveva suscitato profonda commozione nel mondo dello sport italiano e sollevato il tema della sicurezza negli allenamenti in quota.