SYDNEY - L’economia australiana sta andando verso il rallentamento che la Reserve Bank of Australia (RBA) ritiene necessario per riportare l’inflazione sotto controllo.
Dopo tre rialzi dei tassi nel 2026, il consiglio di politica monetaria ha lasciato il costo del denaro fermo al 4,35%, aprendo la possibilità che il ciclo di aumenti sia ormai vicino alla sua conclusione.
La governatrice Michele Bullock ha escluso una contrazione immediata dell’economia, ma ha indicato con chiarezza la direzione attesa. “Non prevediamo che l’economia si riduca in questo trimestre - ha detto dopo la riunione -. Prevediamo che la crescita rallenti, ma la crescita deve rallentare”.
Il motivo, secondo Bullock, è l’eccesso di domanda. Finché la domanda non crescerà più lentamente dell’offerta per un certo periodo, l’inflazione non tornerà stabilmente verso livelli accettabili. È una formula tecnica, ma l’effetto concreto è basilare: famiglie e imprese devono assorbire una fase di minore slancio economico.
I tre aumenti dei tassi di quest’anno, lo shock petrolifero collegato al Medio Oriente e le modifiche fiscali previste dalla manovra finanziaria stanno già incidendo sul mercato immobiliare e sull’economia più ampia. Questo rallentamento potrebbe aiutare a ridurre lo squilibrio tra domanda e capacità produttiva che preoccupa la RBA.
Secondo Sally Auld, capo economista di NAB, proprio questo quadro ha permesso alla Banca centrale di fermarsi, almeno per ora, mentre attende di capire l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. NAB prevede tassi fermi per il resto del 2026 e primi tagli solo nel 2027.
Auld ha notato che Bullock non ha citato nella conferenza stampa il capacity utilisation, uno degli indicatori che mostrano quanto intensamente imprese e impianti vengano utilizzati. Il sondaggio mensile di NAB sulle imprese ha registrato uno dei maggiori cali semestrali degli ultimi 15 anni, esclusa la pandemia. Per Auld, questo suggerisce che l’economia si sia indebolita più rapidamente del previsto e che i rischi di nuovi rincari siano oggi meno marcati rispetto a poche settimane fa.
Una crescita più bassa può aiutare sul fronte dei tassi d’interesse, ma non è una buona notizia per le famiglie. La RBA ha rivisto al ribasso la propria ipotesi di produttività di medio periodo allo 0,7%. Questo sta a significare che l’economia non può crescere molto oltre il 2% annuo senza riaccendere l’inflazione.
Bassa produttività vuol dire anche salari reali più difficili da innalzare, redditi disponibili stagnanti e standard di vita fermi.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha riconosciuto che il malcontento economico può spingere gli elettori verso partiti populisti come One Nation, soprattutto davanti alla crisi abitativa. Il governo difende le modifiche fiscali sulla casa. Ma, per molti australiani, il punto resta più immediato: il costo della vita scende lentamente, mentre una boccata d’ossigeno economica per le famiglie resta lontana.