ROMA - Niente Consiglio federale della Lega mercoledì, e nessuna nuova data fissata. Ufficialmente il rinvio è legato alla difficoltà di incastrare le agende di governatori e ministri leghisti, ma pesa il nodo dell’intesa tra Matteo Salvini e i nordisti.
L’idea, spiegano dallo staff del segretario, è quella di convocare la riunione la prossima settimana, “se tutti sono disponibili”.
Il punto più delicato riguarda il ruolo del partito nei territori storici del Carroccio e la proposta avanzata da Luca Zaia, presidente del Veneto, di un modello più autonomo per il Nord, definito in queste settimane come ipotesi “bavarese”.
Salvini resta contrario, temendo che una riorganizzazione troppo spinta possa fargli perdere la presa sulle regioni dove la Lega è nata e dove si concentrano ancora potere, amministratori e consenso.
Neppure la mediazione tentata da Roberto Calderoli, ministro per gli Affari regionali, con una proposta di modifica statutaria, avrebbe convinto il segretario. Una soluzione più morbida, però, non soddisfa né Zaia né Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, che senza una svolta reale non sarebbero disponibili ad assumersi il ruolo di vicesegretari.
“Non cerchiamo poltrone, ma la possibilità di incidere e risollevare i consensi”, è il ragionamento che arriva dall’area vicina a Zaia. Il problema, per i nordisti, non è quindi la distribuzione degli incarichi, ma la linea politica e organizzativa del partito.
Sullo sfondo pesa anche la crescita di Roberto Vannacci e del suo movimento Futuro Nazionale. Un sondaggio pubblicato da La7 ha indicato l’avvicinarsi di Futuro Nazionale alla Lega, segnale che dentro il partito viene letto come il fallimento della strategia adottata finora per contenere l’eurodeputato.
Nei mesi scorsi, i salviniani erano convinti che il fenomeno si sarebbe sgonfiato con il passare del tempo, una volta esaurito l’effetto mediatico della rottura con la Lega. Invece il generale continua a restare al centro del dibattito pubblico, alimentando polemiche che – almeno nei sondaggi – sembrano rafforzarlo.
Chi chiede una svolta nella Lega sostiene però che il problema non debba essere affrontato “per” Vannacci, ma per recuperare un’identità politica autonoma.
“Ora ha gli astri allineati a suo favore, qualunque cosa dica o faccia gli porta consenso. Noi invece dobbiamo ritrovare la nostra identità. E per riuscirci non c’è altra strada che un confronto vero, che porti a un congresso prima delle Politiche”, ragiona un esponente dell’area nordista.
Il prossimo passaggio potrebbe arrivare al raduno di Treviso, ancora in calendario per il 4 e 5 luglio. Lì Salvini potrebbe trovarsi davanti alla richiesta formale di un congresso vero e proprio. Il segretario non avrebbe ancora deciso come disinnescare la tensione e non si esclude un nuovo incontro con Zaia per cercare una soluzione.
Tra i fedelissimi del vicepremier c’è però chi spinge per una linea più dura, ovvero presentarsi al Consiglio federale nominando Zaia vicesegretario e costringerlo, in caso di rifiuto, a spiegare perché non intende “aiutare la Lega”.
In Lombardia, al Consiglio regionale, i salviniani hanno chiesto conto al segretario regionale Massimiliano Romeo della linea dura tenuta nell’ultimo Federale contro Salvini, e anche al governatore Attilio Fontana sarebbero state chieste spiegazioni per le critiche al governo sulle risorse insufficienti destinate alla Lombardia.