TODI - Già protagonista della nostra rubrica Nuovi australiani d’Italia, in cui aveva raccontato il suo percorso dall’Australia all’Umbria, il legame profondo con Todi e la convinzione che la musica possa diventare una forma concreta di accoglienza, inclusione e solidarietà, Breana Stillman – soprano originaria di Melbourne - torna oggi a parlare dell’OperAffinity Festival in occasione dell’edizione 2026, in programma nella città umbra dal 14 al 26 settembre, con un programma che segna una nuova fase di crescita per l’appuntamento.

“In qualità di fondatrice e presidente di OperAffinity Festival, il mio ruolo è supervisionare la direzione artistica del Festival, costruire le nostre collaborazioni internazionali e il corpo docente, e custodire la visione complessiva del progetto”, racconta Stillman, spiegando come, nel corso degli anni, abbia lavorato per riunire artisti, istituzioni e organizzazioni provenienti da Paesi diversi, con l’obiettivo di creare opportunità concrete per giovani interpreti e, allo stesso tempo, sviluppare in Umbria progetti culturali capaci di lasciare un segno nel territorio.

La nuova edizione si presenta infatti con un corpo docente di altissimo profilo, che riunisce figure come il soprano Marie McLaughlin, il basso-baritono Luca Pisaroni, il regista d’opera italiano Stefano Vizioli, la direttrice e vocal coach Audrey Saint-Gil, la pianista e répétiteur Laetitia Ruccolo e il coach d’opera e répétiteur Felice Venanzoni. Artisti che, nel corso delle loro carriere, hanno lavorato in alcuni dei più importanti teatri e festival del mondo, dalla Royal Opera House al Metropolitan Opera, dal Teatro alla Scala alla Staatsoper di Vienna, dal Festival di Salisburgo all’Opéra National de Paris, da Glyndebourne alla Bayerische Staatsoper.

Quella di quest’anno sarà anche un’edizione di nuove forme artistiche e nuove aperture: tra queste, una residenza internazionale di composizione nata dalla collaborazione tra OperAffinity, Todi Arts Studio, Accademia Chigiana e Alan Fletcher, compositore di fama mondiale e presidente e amministratore delegato dell’Aspen Music Festival. Il progetto prevede che un giovane compositore italiano, selezionato all’interno del prestigioso corso di composizione di Salvatore Sciarrino dell’Accademia Chigiana, trascorra due settimane a Todi, in un percorso che culminerà con la prima esecuzione di una nuova opera al Beverly Pepper Studio.

“La Beverly Pepper Foundation è per noi un partner importante e questo progetto rappresenta un meraviglioso incontro tra musica, arte visiva e patrimonio culturale”, sottolinea Stillman, evidenziando una delle direzioni più significative del Festival: l’idea che l’opera e la musica classica non debbano restare chiuse entro confini disciplinari rigidi, ma possano abitare luoghi, storie e linguaggi diversi, dialogando con l’architettura, le arti visive, il racconto e la memoria dei territori.

Al centro dell’esperienza di OperAffinity continuerà a esserci il Convento San Giacomo, splendido convento del XV secolo affacciato su Todi, che quest’anno ospiterà tutti i programmi di residenza, riunendo cantanti, pianisti, compositori e docenti provenienti da varie parti del mondo. “Il convento offre un ambiente straordinario per lo sviluppo artistico, la riflessione e la collaborazione, e la sua storia e la sua atmosfera svolgono un ruolo importante nell’ispirare gli artisti che arrivano al Festival”, spiega Stillman.

Un’altra novità rilevante sarà l’avvio di una partnership con il National Opera Studio di Londra, una delle istituzioni britanniche più rispettate nella formazione operistica, che permetterà di accogliere a Todi un giovane artista recentemente diplomato, con la speranza che questa prima collaborazione possa aprire la strada a un rapporto stabile e duraturo tra le due realtà. Accanto al legame con Londra, Stillman guarda con particolare entusiasmo agli Stati Uniti e all’inizio del rapporto con l’Aspen Music Festival, considerato uno dei più importanti festival e programmi di formazione musicale al mondo: “Attraverso questa collaborazione inviteremo cantanti e pianisti di talento provenienti dal rinomato programma estivo di Aspen a partecipare a OperAffinity Festival”, racconta. “La nostra speranza è creare uno scambio artistico continuativo tra le nostre organizzazioni, offrendo ai giovani artisti opportunità per esibirsi, studiare e costruire connessioni internazionali, rafforzando al tempo stesso i legami culturali tra l’Italia e gli Stati Uniti”.

Una delle aree che la fondatrice considera più importanti è quella della programmazione interdisciplinare: quest’anno il Festival presenterà anche una mostra dell’artista di Los Angeles Austin Young, portando a Todi opere provenienti dalla sua recente esposizione al Chiostro del Bramante di Roma, e svilupperà progetti che intrecciano musica, arte visiva, architettura e storytelling, celebrando spazi storici straordinari attraverso concerti, esposizioni e incontri pensati per permettere al pubblico di viverli in modo completamente nuovo.

L’edizione 2026 comprenderà poi otto eventi pubblici distribuiti nell’arco di due settimane, tra concerti, mostre, flash mob nelle vie della città, attività educative e un gala finale al Teatro Comunale di Todi. Particolarmente significativo sarà il programma educativo con le scuole locali, che prevede una speciale performance d’opera e un workshop dedicato agli studenti, offrendo loro la possibilità di interagire direttamente con docenti e artisti internazionali. “Creare queste opportunità per i giovani è una parte molto importante della nostra missione, perché crediamo che il futuro dell’opera dipenda dalla capacità di ispirare la prossima generazione”, afferma Stillman, ribadendo un principio che attraversa tutta la storia di OperAffinity: l’arte non come privilegio riservato a pochi, ma come esperienza accessibile, formativa, capace di aprire immaginari e di far sentire ciascuno parte di qualcosa di più grande.

È un’idea che rimanda direttamente al percorso personale della fondatrice, già raccontato sulle pagine de Il Globo, quando Stillman aveva parlato della sua infanzia a Melbourne, del legame con la cultura italiana, della scoperta dell’Umbria attraverso la scelta dei suoi genitori di comprare casa a Todi, e poi delle esperienze in Kenya e in Italia che l’avevano convinta a usare la musica come strumento di incontro con bambini, rifugiati, giovani musicisti e comunità spesso lontane dai circuiti tradizionali della lirica.

“Credo profondamente in ciò che questa città rappresenta: la sua bellezza, la sua cultura, la sua storia e il suo senso di comunità. Per me il Festival significa creare qui qualcosa di eccezionale, qualcosa che metta Todi sulla mappa culturale internazionale, restando però connesso alle persone che vivono qui”, conclude Stillman. “Per la comunità, spero che OperAffinity sia motivo di orgoglio. Riuniamo artisti, docenti e giovani interpreti da tutto il mondo, ma tutto ciò che facciamo è radicato a Todi e nel suo straordinario patrimonio culturale. Attraverso gli appuntamenti e le iniziative promosse dal nostro programma, speriamo di creare esperienze che siano fonte di ispirazione, accessibili e significative per tutti coloro che chiamano ‘casa’ questa città”.