BOGOTÀ - Un potente terremoto ha scosso la Colombia e diversi Paesi dell’America Latina, provocando vittime, crolli e scene di panico. La scossa, registrata alle 7:34 ora locale con epicentro vicino a San José del Palmar nel dipartimento del Chocó (sulla costa del Pacifico), ha fatto tremare gli edifici a Bogotà, Quito (in Ecuador) e Panama, dove in diverse località si è resa necessaria l’evacuazione di ospedali e strutture civili.
Le stime della potenza del sisma variano tra la magnitudo 6.6 indicata dal Servizio Geologico Colombiano (a una profondità di 82 km) e il valore di 7.4 rilevato dall’istituto statunitense USGS, che ha individuato l’epicentro a circa 100 km di profondità nella Colombia occidentale.
Il bilancio provvisorio parla di almeno 132 morti e oltre 570 feriti, ma i numeri continuano a crescere di ora in ora e si teme un computo finale molto più drammatico, nell’ordine delle migliaia, a causa delle molte persone ancora sepolte sotto le macerie.
Il dipartimento che ha pagato il prezzo più alto in vite umane è quello di Risaralda, seguito da Valle del Cauca. La città di Pereira, capoluogo del Risaralda, conta da sola 60 vittime tra i crolli delle abitazioni della rinomata regione del caffè, dove le squadre di soccorso lavorano ininterrottamente alla ricerca di sopravvissuti.
Forti criticità si registrano anche a Cali, terza città del Paese per popolazione. Il sindaco Alejandro Eder ha disposto il coprifuoco sull’intero territorio cittadino dalle 20:00 di lunedì alle 6:00 di martedì a causa del rischio di saccheggi, ordinando pattugliamenti congiunti tra esercito e polizia e il dispiegamento di militari in diversi punti strategici.
Il neo-presidente colombiano Abelardo de la Espriella, insediatosi di recente, ha fornito un aggiornamento drammatico dal Posto di Comando Unificato di Cali dopo un incontro con il sindaco Eder e la governatrice della Valle del Cauca, Dilian Francisca Toro: “La priorità è localizzare le 188 persone disperse”, ha dichiarato il capo di Stato, tracciando un primo bilancio dei danni: “Si contano circa 5.000 abitazioni danneggiate o crollate, 35 vittime (distribuite su 40 comuni, escluse Cali e Buenaventura) e circa 700 feriti; tre ospedali sono crollati, 18 hanno riportato danni e 39 istituti scolastici sono stati colpiti, mentre l’aeroporto ha subito danni ed è operativo con limitazioni. Tuttavia, la nostra preoccupazione maggiore riguarda senza dubbio le 188 persone disperse; è proprio su questo aspetto che concentreremo gli sforzi dello Stato, in pieno coordinamento con le amministrazioni dipartimentali e comunali e, naturalmente, con il Governo nazionale”.
A livello nazionale, l’Associazione colombiana delle città capoluogo ha riferito che cinque grandi centri urbani si trovano in allerta rossa e che almeno 86 edifici sono completamente crollati. Per ragioni di sicurezza, ben sette aeroporti, Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago, Cali e Buenaventura, hanno dovuto sospendere le operazioni in attesa di verifiche approfondite sulle strutture.
Il presidente De la Espriella ha annunciato l’istituzione di un Comando Unificato e il suo imminente trasferimento a Pereira per coordinare i soccorsi: “Ho ordinato l’istituzione di un Comando Unificato per coordinare la risposta ai danni e ai bisogni delle persone colpite. Non siete soli. Lo Stato è presente e sta agendo”.
Il disastro ha fatto scattare una vasta mobilitazione diplomatica e umanitaria a livello globale. Gli Stati Uniti, tramite il Dipartimento di Stato, hanno annunciato l’impegno dell’Amministrazione Trump a stanziare “15,5 milioni di dollari per finanziamenti destinati a rifugi di emergenza, cibo, protezione e valutazioni dei danni sismici”, aggiungendo: “Siamo uniti nella preghiera con il popolo colombiano e siamo pronti a sostenere il Presidente De La Espriella e il suo governo mentre valutano i bisogni sul campo”, a cui si sommano le rassicurazioni del Segretario di Stato Marco Rubio.
Parallelamente, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha espresso la vicinanza dell’Unione Europea affermando che “questa sera il cuore dell’Europa è con il popolo colombiano dopo il terribile terremoto nella regione del Chocó“, mentre Bruxelles ha già attivato il sistema satellitare Copernicus per facilitare la mappatura dei danni e la gestione dei soccorsi.
Numerose offerte di assistenza sono giunte anche dai Governi dell’America Latina: il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha messo a disposizione medici e squadre di soccorso, affiancato dalla presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, che ha promesso “tutto il supporto di cui il popolo colombiano avrà bisogno”, mentre ulteriori aiuti umanitari e soccorritori sono stati offerti dal Venezuela.