Suonare quasi ogni sera in un posto diverso non è un mestiere ma la mia vita. Se non fossimo sempre in movimento che Nomadi saremmo?”: parola di Beppe Carletti, fondatore e tastierista dei Nomadi, che ha appena tagliato il traguardo degli 80 anni. Un compleanno importante per l’uomo che da oltre sei decenni è uno dei volti e delle anime della band più longeva della musica italiana. 
“Il gruppo - dice - ne ha 63 e gode di ottima salute. Siamo la band più longeva in Italia e la seconda nel mondo, il primato è dei Rolling Stones. Non ho mai visto tanta gente ai nostri concerti come negli ultimi anni”, aggiunge. Parole che raccontano un legame con il pubblico rimasto intatto nel tempo, nonostante i cambiamenti della musica, delle mode e delle generazioni. I Nomadi continuano infatti a portare le loro canzoni sui palchi di tutta Italia, mantenendo vivo un rapporto costruito concerto dopo concerto. 

Il cassetto è pieno di sogni e tra questi - rivela - c’è una fiction sulla sua vita e sull’incontro con Augusto Daolio, ma anche il ritorno al Festival di Sanremo per festeggiare il record del gruppo. Obiettivi che non persegue certo sgomitando, appagato per la sua carriera e tutto quello che, inaspettatamente, “questo straordinario percorso” ha portato fino ad oggi. L’idea di raccontare la propria storia attraverso una fiction nasce anche dalla consapevolezza di aver attraversato una stagione irripetibile della musica italiana, incontrando artisti, personaggi e vicende che hanno segnato profondamente la cultura del Paese. 

Profondamente legato alla sua terra, Carletti nel 2012 ha ideato e promosso il Concerto per l’Emilia, organizzato dopo il sisma che colpì la regione. Grazie alla partecipazione di 40.000 persone e alla generosità del pubblico furono raccolti quasi 1,2 milioni di euro, destinati alla ricostruzione di reparti ospedalieri di Carpi e Mirandola. Un esempio concreto di come, per Carletti, la popolarità non sia mai stata soltanto un privilegio, ma anche una responsabilità e un’occasione per restituire qualcosa alla comunità.

Ha partecipato a missioni nelle aree più fragili del mondo e sostenuto cause sociali, ricevendo il Premio ‘Artisti per la Pace’, la Medaglia d’oro di Cavaliere dell’Infanzia e, nel 2005, l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica conferitagli dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. Sergio Mattarella nel 2023 ha accolto i Nomadi al Quirinale per celebrare i sessant’anni del gruppo. Un riconoscimento istituzionale che ha dato ulteriore valore a una storia iniziata sui palchi di provincia e arrivata, attraverso migliaia di concerti, fino ai luoghi più prestigiosi. 
C’è chi misura una vita in anni e chi la misura in chilometri percorsi, palchi calcati, mani strette e persone incontrate. Se c’è un artista italiano che può raccontare la propria storia attraverso migliaia di concerti quello è proprio Beppe Carletti. La sua biografia coincide in larga parte con quella dei Nomadi: una storia fatta di partenze, viaggi, cambiamenti, lutti e nuovi inizi, ma soprattutto di una presenza costante sulla scena. 

Antidivo per eccellenza, è stato sempre fedele ai suoi valori: il rispetto del pubblico, la solidarietà e la convinzione che il successo non sia un traguardo, ma la naturale conseguenza di un percorso autentico. “Non ho mai pensato al successo come a un obiettivo. Volevo semplicemente divertirmi e vivere facendo ciò che amo”, ama ricordare. Una filosofia che sembra spiegare anche la straordinaria capacità dei Nomadi di attraversare generazioni diverse senza perdere la propria identità. 

Il suo cammino lo ha portato tuttavia ad incontrare personaggi di primo piano, capi di Stato, leader religiosi: da Giovanni Paolo II al Dalai Lama, da Arafat a Federico Fellini. “Io, piccolo uomo, ho avuto la possibilità di stringere la mano a personaggi molto importanti. La musica spalanca le porte e parla all’anima delle persone”, osserva. 

Ma, accanto ai grandi incontri della sua vita, rimangono soprattutto i ricordi personali e quelli legati alla storia della band. Nel suo ufficio, in bella vista, campeggiano i disegni e i ritratti di Augusto. “Conservo con cura tutto, ogni dono dei fan”, dice. È un modo per sottolineare quanto il rapporto con chi segue i Nomadi non sia mai stato vissuto come qualcosa di distante o puramente professionale. Ogni oggetto, ogni lettera, ogni ricordo diventa parte di una storia collettiva che continua ad alimentarsi nel tempo. 

Quello del gruppo con il pubblico è sempre stato un rapporto speciale. Una condivisione non solo delle canzoni ma anche di un sistema di valori, della ricerca di genuinità e sostanza a dispetto dell’apparenza. È forse anche questa la ragione per cui, ancora oggi, ai concerti dei Nomadi si incontrano generazioni diverse, unite da canzoni che hanno accompagnato intere fasi della vita. 
Carletti è pronto a raccontare in un film la storia del suo straordinario incontro con Daolio, primo cantante del gruppo e faro dei Nomadi ancora oggi. Il ricordo di Augusto resta infatti una presenza costante nell’identità della band e nella memoria dello stesso Carletti, che continua a custodirne fotografie, disegni e testimonianze. Non soltanto un omaggio al passato, ma la consapevolezza che quella storia rappresenta una parte imprescindibile di ciò che i Nomadi sono diventati. 

“La musica fa invecchiare bene. Credo che sia la medicina migliore”, dice Beppe, affranto per la perdita ravvicinata di due persone amiche che stimava moltissimo come don Mazzi e Francesco Guccini. Anche in questo caso, la musica diventa memoria, un modo per tenere vicine persone che non ci sono più e per continuare a trasmettere ciò che hanno lasciato.