Proteggere il popolo americano
dall’invasione
(ordine esecutivo del 20 gennaio 2025)
Oggi la linea di governo non è più affidata al caso, al secondo mandato il tycoon è arrivato con un programma noto come Project 2025, messo a punto dall’Heritage Foundation, lo stesso think-tank conservatore che disegnò l’azione di governo di Reagan: un’agenda che propone, fra altre cose, la cacciata di milioni di migranti. Non a caso il primo decreto anti-migranti Trump lo ha firmato il giorno stesso dell’insediamento alla Casa Bianca, inaugurando il suo secondo mandato con l’ossessione per l’invasione.
Sylvie Bello, dell’associazione che assiste la comunità camerunese negli USA, sostiene che: “Trump non è peggiore di Biden quando si tratta di essere anti-neri e anti-africani”. Ha le sue ragioni: tutti i presidenti americani hanno sulla coscienza una profusione di brutali espulsioni e gli africani sono sempre fra i più esposti alle persecuzioni. Il 2024, con Biden presidente, è stato un anno record per le deportazioni.
Però, per l’attuale governo federale, la questione è una vera ossessione, l’espulsione in massa è una priorità politica e spaventa il modo in cui il linguaggio politico aggressivo si è evoluto in violenza poliziesca, simboleggiata dall’agenzia federale ICE, che ormai risponde solo al Presidente, come una Gestapo in salsa americana. Ai suoi agenti sono stati dati poteri smisurati e concesse immunità anomale per una democrazia; hanno i volti mascherati, non sono identificabili, sono violenti e facinorosi come le Camicie Nere e li abbiamo visti in azione nel cuore delle grandi città democratiche, accaniti contro i profughi afgani e le comunità somale, invise al Presidente.
Nel 2024 Trump lanciò una campagna di odio contro gli haitiani sostenendo, davanti a 67 milioni di telespettatori, che mangiavano cani e gatti e, puntuale, a novembre 2025 è arrivata la revoca dello status di protezione. Il provvedimento è stato al momento sospeso da un giudice federale, ma decine di migliaia di profughi haitiani sono oggi a rischio deportazione. Dall’insediamento di Trump gli agenti dell’ICE hanno aperto il fuoco almeno ventidue volte, assassinando sei persone inermi. L’uccisione insensata di due cittadini statunitensi bianchi a Minneapolis ha suscitato scalpore, costringendo l’ICE a ritirarsi dalla città in fermento, ma la situazione non è migliorata, è solo cambiata la strategia; l’intensità delle persecuzioni è anzi aumentata, lontano dal clamore dei media.
Le statistiche mostrano infatti che l’ICE ha effettuato in Texas un numero di arresti triplo rispetto a quelli della California, ma in Texas le cose avvengono con discrezione e città come Huston e Dallas sono diventate silenziosi epicentri della macchina della deportazione. Il governo federale ha avviato trattative con vari Stati a guida repubblicana per bandire dalle scuole i bambini stranieri senza permesso di soggiorno ed esercita pressioni su banche ed enti di credito affinché i migranti irregolari non possano accedere ai loro servizi. Si vuole così rendere la vita impossibile ai migranti, per spingerli a scegliere il rimpatrio volontario. La legge federale stabilisce che chi ottiene lo status di rifugiato non può ricevere la Green Card prima di un anno dall’arrivo nel Paese e, a febbraio 2026, un promemoria destinato agli agenti federali ha stabilito la detenzione indefinita per i rifugiati che si trovino negli USA da oltre un anno, senza essere ancora in possesso di permesso di soggiorno: un’istruzione che ha creato una situazione da Comma 22. “Non ho mai assistito a nulla del genere in 28 anni di pratica nel campo della legge sulla migrazione”, sostiene l’avvocatessa californiana Holly Cooper: “Le autorità hanno creato le basi per giustificare detenzioni altrimenti illegali”. La misura riguarda oltre 100.000 rifugiati che ora rischiano anche la revoca dello status e la deportazione.
Da un recente rapporto della Brookings Institution emerge che, fra gennaio 2025 e aprile 2026, almeno 400.000 immigrati sono stati arrestati dall’ICE e 145.000 minori, nati negli USA, pertanto cittadini americani non deportabili, hanno oggi uno o entrambi i genitori in detenzione.
L’ultima volta che sono andato a New York un amico preside mi ha raccontato degli agenti dell’ICE appostati nei pressi della scuola, all’orario di uscita, per sorprendere i genitori che vanno a prendere i figli. Ho anche rivisto C. venticinquenne messicana arrivata negli USA quando aveva cinque anni. La ricordavo allegra e spensierata, l’ho ritrovata triste e spaventata. New York è la sua città, ma dopo vent’anni è ancora senza documenti e ora vive sottotraccia, con la paura di essere presa. Sua madre non ce la faceva più a sopportare tutto questo ed è tornata in Messico coi figli piccoli; suo padre invece è rimasto, così ora la famiglia è separata, senza possibilità di riunione.
Proteggere le comunità americane
dai criminali stranieri
ordine esecutivo del 28 agosto)
Nel linguaggio della burocrazia USA gli stranieri sono “alieni”, quasi venissero da un altro pianeta, ma ormai alieni non sono solo migranti e rifugiati: oggi si sentono estranei anche tanti cittadini statunitensi, disorientati dagli avvenimenti degli ultimi tempi. Qualche anno fa, in un paesino dell’Ohio, ho soggiornato presso una famiglia di texani. Era un febbraio rigido, col mercurio nel termometro che sprofondava molti gradi sotto lo zero.
Chiesi cosa ci facessero dei texani in un posto tanto freddo e desolato e mi risposero che erano lì per garantirsi la fuga. Avevano una barchetta e, nel caso la situazione politica fosse degenerata in dittatura, non avrebbero esitato a mettere la barra a nord, per attraversare il grande, gelido lago, ed andare a chiedere asilo in Canada.
All’epoca pensai che a volte gli americani sono davvero un po’ matti. Nella mia ultima visita negli Stati Uniti li ho invece immaginati già al sicuro, sull’altra sponda.
stravagario.aladino@gmail.com