WASHINGTON - Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia, ha espresso una condanna totale nei confronti dell’intesa raggiunta dagli Stati Uniti con l’Iran, prevedendo che l’accordo “fallirà” e definendolo “moralmente riprovevole” e “strategicamente fallimentare”.  

Con questo scenario diplomatico, per il sessantaseienne figlio dell’ex scià e di Farah Diba (indicato in passato da alcuni esperti, e da sé stesso, come possibile alternativa al regime degli ayatollah, sebbene mai in maniera del tutto credibile) sembra allontanarsi definitivamente l’opportunità di occupare il trono che fu di suo padre fino alla rivoluzione del 1979. 

“Qualsiasi accordo con questo regime fallirà. Non ci si può fidare”, ha dichiarato duramente Pahlavi in un’intervista rilasciata al Times. Secondo il suo punto di vista, Teheran “continuerà a ricattare il mondo, opprimendo i coraggiosi e innocenti iraniani e seminando terrore e instabilità nella regione e a livello internazionale, persino nelle strade del Regno Unito”.  

L’erede al trono imperiale ha poi rincarato la dose contestando la legittimità etica del dialogo guidato da Washington: “Raggiungere un accordo con un regime che ha massacrato 40.000 manifestanti in due giorni a gennaio è moralmente sbagliato e strategicamente fallimentare. Sarà controproducente”, ha affermato, citando un bilancio delle vittime che non è stato comunque verificato in modo indipendente. 

Nonostante la svolta nei negoziati, Pahlavi si è detto convinto che l’attuale assetto politico della Repubblica Islamica sia destinato a crollare a causa delle sue stesse contraddizioni interne. 

“Ma sia chiaro: con o senza il sostegno internazionale, questo regime cadrà. Il popolo iraniano si libererà dalla tirannia. È incompatibile con il mondo libero”, ha assicurato in conclusione. “Il nocciolo del problema è il regime stesso, la sua natura. Non c’è modo che questo regime, con la sua mentalità, possa adattarsi al mondo, in particolare al mondo libero. È semplicemente incompatibile”.