EVIAN - Il vertice del G7 in Francia è entrato oggi nel vivo all’hotel Royal con la prima sessione di lavoro, concentrata su “come costruire la pace e la sicurezza per l’Ucraina e per l’Europa”.
I lavori sono iniziati con circa tre quarti d’ora di ritardo rispetto al programma per consentire lo svolgimento del bilaterale tra il presidente francese Emmanuel Macron e l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky, arrivato nella notte all’aeroporto di Ginevra.
Prima di dare avvio alla riunione ufficiale (durata poco più di un’ora), si è tenuto anche un trilaterale strategico tra Macron, Zelensky e il presidente statunitense Donald Trump, accompagnato dal segretario di Stato Marco Rubio.
Il Kiev Independent sottolinea che l’incontro ha segnato il primo confronto faccia a faccia tra Zelensky e Trump in quasi quattro mesi, proprio mentre Kiev cerca di rilanciare i colloqui di pace in stallo con Mosca.
Al termine della sessione, Trump è stato perentorio: “La Russia deve fare un accordo (di pace con l’Ucraina, ndr)”, assicurando che farà “tutto ciò che è in mio potere”.
Il tycoon ha poi annunciato una imminente stretta energetica, ovvero la reintroduzione delle sanzioni sul petrolio russo: “Presto saremo in grado di farlo perché il petrolio ora scorre. Avevamo revocato le sanzioni perché non vogliamo ostacolare il flusso di petrolio”, ma ora “siamo nella posizione” di reintrodurle “a un certo punto”.
Prima dell’inizio della sessione si sono registrati anche momenti più distesi nel circuito interno. Giorgia Meloni si è intrattenuta a lungo a conversare con la premier giapponese Sanae Takaichi e con i vertici dell’Ue, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, scambiando poi una stretta di mano con Trump al suo ingresso.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invece regalato al tycoon (che ha compiuto 80 anni l’altro ieri) una maglia della nazionale di calcio tedesca con il numero 47, in omaggio al suo mandato come 47esimo presidente degli Stati Uniti.
Fonti diplomatiche italiane riferiscono che dalla sessione sull’Ucraina sono emersi “tre elementi molto chiari”, a partire da un “G7 molto compatto” con un “messaggio di unità del gruppo a sostegno di Zelensky”. Il secondo punto fermo riguarda la necessità di “rafforzare il sostegno energetico (l’Italia sta facendo “un grande lavoro” con 30-35 milioni di euro sul punto) e in materia di difesa aerea”.
Infine, il terzo elemento condiviso è di “continuare e se possibile aumentare” la pressione su una Mosca che continua a “sembrare non disponibile a sedersi al tavolo del negoziato”, come dimostrato dai duri bombardamenti russi. Sul piano economico, fonti diplomatiche francesi hanno confermato che “i leader hanno deciso oggi di aumentare la pressione sulla Russia attraverso sanzioni sul gas e sul petrolio”.
Anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha espresso forte ottimismo dopo i suoi bilaterali con Trump e Zelensky: “La situazione sta cambiando per l’Ucraina. È il momento di raddoppiare il nostro sostegno. Con la prima erogazione del prestito dell’Ue di 90 miliardi di euro e con un pacchetto invernale a sostegno dell’Ucraina nel corso dell’anno. Il G7 sostiene un’Ucraina forte e sovrana”.
Von der Leyen ha poi aggiunto: “La situazione nel 2026 è molto diversa da quella del 2025. L’Ucraina sta difendendo coraggiosamente la linea del fronte. La stanchezza della Russia è evidente”.
Mentre si trova al tavolo con i leader occidentali, Zelensky ha rivendicato via social un pesante attacco ucraino contro una raffineria di petrolio situata a 500 chilometri dal confine, definendola una “riposta giusta ai raid russi di ieri e al protrarsi di una guerra che deve essere terminata”.
Il presidente ucraino ha inoltre svelato i retroscena dei tentativi diplomatici delle ultime ore per lanciare un tavolo di trattative diretto, naufragati per il veto del Cremlino: “Abbiamo offerto a Putin la possibilità di incontrarci ovunque si potessero prendere decisioni concrete per porre fine alla guerra”, ma “non ha accettato. Abbiamo discusso con gli Stati Uniti e la Francia la possibilità di un incontro con la Russia in occasione del G7, con la rappresentanza di tutte le nazioni democratiche. Putin non ha acconsentito”.
Zelensky ha però aggiunto di aver valutato con Trump una strategia alternativa: “Abbiamo discusso con il presidente Trump della possibilità di organizzare un incontro negli Stati Uniti, in un formato che renderebbe molto più difficile a Putin rifiutare, almeno di fronte al presidente Trump. Vedremo cosa succederà. Se la Russia rifiuterà anche questa opportunità, saranno necessarie ulteriori pressioni”.
La risposta russa alle parole di Zelensky è stata netta e sprezzante. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha liquidato la proposta di un incontro a margine del G7 spiegando ai giornalisti che non è mai pervenuta per vie ufficiali: “Certo che no”.
Poco dopo, tramite l’agenzia Ria Novosti, Peskov ha lanciato una controproposta provocatoria: se il presidente ucraino è pronto a parlare “in modo responsabile e serio” allora può viene ad incontrare Vladimir Putin a Mosca.
Ancor più duro il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che secondo la Tass ha liquidato le mosse del leader ucraino come “diplomazia da megafono”. “Penso che lui stesso non volesse inviare alcun segnale, perché è impegnato in una diplomazia da megafono”, ha affermato Lavrov. “Lui annuncia tutto pubblicamente, come ha fatto recentemente con il messaggio sgarbato al presidente Putin”, ha concluso il ministro, facendo riferimento a una lettera aperta inviata da Kiev al Cremlino.
A margine dei colloqui sull’Ucraina, Donald Trump ha risposto alle domande dei cronisti toccando altri caldi dossier di politica estera, a partire dal Medioriente e dall’accordo con Teheran: “Ora sull’Iran si passa alla seconda fase”, ha dichiarato, aggiungendo di non credere “che ci sarà un cambiamento di regime in Iran”.
Il presidente statunitense ha poi manifestato apertamente la propria insoddisfazione per le operazioni militari condotte dal governo israeliano sul fronte settentrionale: “Dev’essere più responsabile nei confronti del Libano”.
Incalzato dalla Cnn su una sua presunta frustrazione nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu, Trump ha rivendicato con forza il proprio operato passato pur rimarcando la distanza attuale: “Senza di me non esisterebbe Israele, perché nessun altro presidente era disposto a fare quello che ho fatto io. Ho avuto un ottimo rapporto con Bibi, ma ora Bibi deve essere più responsabile nei confronti del Libano”.
Il tycoon ha poi concluso esprimendo rammarico per la popolazione locale: “Una volta il Libano era un grande Paese, con professori, dottori, avvocati; le grandi menti erano là. Sono stati trattati peggio di qualsiasi altro Paese e non possono difendersi. Quindi non sono contento di quello che ha fatto Israele con il Libano e Hezbollah”.