MILANO – Tutti assolti perché “il fatto non costituisce reato”. È la decisione del Tribunale di Milano nel processo su Torre Milano, il grattacielo di via Stresa finito al centro di una delle inchieste aperte dalla Procura sulla gestione urbanistica del capoluogo lombardo.
La giudice Paola Braggion, della settima sezione penale, ha assolto gli otto imputati accusati, a vario titolo, di abuso edilizio e lottizzazione abusiva, per i quali la pm Marina Petruzzella aveva chiesto condanne e la confisca della Torre. In aula, dopo la lettura del dispositivo, alcuni imputati presenti hanno applaudito.
Si tratta della prima sentenza arrivata dopo una delle molte indagini avviate negli ultimi anni dalla Procura di Milano su presunti abusi edilizi nella trasformazione urbana della città. In alcuni filoni, le inchieste sono poi arrivate a contestare anche ipotesi di corruzione.
Tra gli imputati c’erano Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, gli imprenditori Stefano e Carlo Rusconi, l’ex dirigente della Direzione urbanistica Franco Zinna, l’architetto e progettista Gianni Maria Beretta e tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia, Francesco Mario Carrillo, Maria Chiara Femminis e Pietro Ghelfi.
La Procura sosteneva che per realizzare Torre Milano, un edificio di oltre 80 metri e 24 piani, fosse stata usata una Scia con atto d’obbligo, cioè un’autocertificazione, al posto di un piano attuativo con convenzione urbanistica. Secondo l’accusa, quella procedura avrebbe evitato una valutazione più ampia sui servizi e sulle opere da garantire nell’area.
Sempre secondo i pm, l’intervento sarebbe stato presentato come ristrutturazione, mentre avrebbe dovuto essere considerato una nuova costruzione. È uno dei nodi centrali anche di altri procedimenti sull’urbanistica milanese.
Il Tribunale ha però escluso la responsabilità penale degli imputati. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni, ma il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, ha diffuso una nota per chiarire il senso della decisione.
Secondo il Tribunale, per tutti gli imputati “difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo”.
In sostanza, la giudice ha ritenuto che non vi fosse prova della volontà di violare la legge né di una colpa penalmente rilevante, anche perché il concetto di ristrutturazione edilizia è stato oggetto, negli anni successivi, di interpretazioni diverse da parte della giurisprudenza penale, amministrativa e della Corte costituzionale.
Nella nota si sottolinea anche che la “prassi consolidata del Comune di Milano” consentiva l’intervento di Torre Milano con il titolo edilizio effettivamente rilasciato alla società Opm, cioè la Scia.
Secondo il Tribunale, quella prassi derivava dall’applicazione della legge regionale, del Piano di governo del territorio e del Regolamento edilizio, ed era stata avallata dall’Avvocatura comunale fin dal 2002, poi ratificata fino al 2023 con una circolare del Comune e sostenuta dalla giurisprudenza amministrativa di Tar e Consiglio di Stato.
Il progetto di Torre Milano risale al 2018 e il grattacielo è stato realizzato prima del 2022. Per il Tribunale, quindi, gli imputati si sono mossi dentro un quadro interpretativo che solo in seguito è stato rimesso in discussione.
Assolto anche l’asseveratore del progetto dall’accusa di falsa attestazione della conformità dell’intervento al Pgt e alla legge, perché secondo il Tribunale mancava il dolo.
Nella sua relazione avrebbe attestato ciò che riteneva corretto e non sapeva essere falso secondo le interpretazioni giurisprudenziali affermatesi anni dopo.