Uomo politico e pensatore, marxista, esponente a Torino dell’ala sinistra del partito socialista. Fondatore (1919) dell’Ordine Nuovo, animatore dei moti del 1920, dopo la scissione del partito socialista (1921) fu nominato segretario (1924) del nuovo Partito comunista italiano per quanto deputato al Parlamento, fu arrestato (1926) e condannato a vent’anni di carcere. I 32 quaderni di appunti da lui scritti in carcere, a Turi, costituiscono uno dei principali documenti della cultura italiana del Novecento, insigne espressione di umanità, oltre che di cultura. A partire dal 1947, data della prima pubblicazione delle Lettere dal Carcere e poi con la progressiva edizione in volumi separati dei Quaderni, l’Italia e il mondo erano entrati in contatto con un’opera dagli indubbi caratteri di universalità.

Gramsci aveva un filo conduttore della coerenza ideale e teorica, nella lotta per l’emancipazione delle classi subalterne, e del resto il contrassegno stabile di una biografia umana e intellettuale esemplare. E si sa che ogni autentico classico, sebbene espressione di un tempo, resiste alla contingenza e resta aperto al dialogo con le generazioni future. Morì nella clinica Quisisana di Roma per emorragia cerebrale il 27 aprile del 1937.
MARIANO CORENO