CAMPOBASSO - Proseguono le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso.

La Procura ha aperto un’inchiesta per duplice omicidio volontario, mentre gli investigatori cercano di ricostruire il contesto familiare e le ultime settimane di vita delle due donne. 

Negli ultimi giorni è emerso che Antonella avrebbe parlato in passato della volontà di separarsi dal marito, Gianni Di Vita. Un elemento che il padre della donna, Salvatore, ha commentato dicendosi sorpreso e amareggiato, perché non era a conoscenza della situazione. 

Di Ielsi ha spiegato di non avere mai notato segnali particolari nei rapporti familiari, aggiungendo di essere ancora in contatto con Gianni Di Vita. 

L’inchiesta punta anche sui telefoni e sulle chat di WhatsApp di Antonella. E proprio dalle copie forensi, secondo quanto emerso, sarebbero stati recuperati i messaggi in cui la donna si sfogava con un’amica sulla propria situazione coniugale, parlando esplicitamente di separazione. 

Proprio quell’amica, definita una persona molto vicina alla vittima, è al momento l’unica indagata nel procedimento per favoreggiamento, perché avrebbe mentito più volte quando è stata sentita, sostenendo che Antonella e il marito andassero d’accordo. 

Gli inquirenti stanno quindi verificando se qualcuno fosse a conoscenza dei problemi familiari della donna e se quelle tensioni possano avere un ruolo nella vicenda. 

Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte dopo essere entrate in contatto con la ricina, una sostanza altamente tossica, e gli accertamenti dovranno chiarire come il veleno sia arrivato nella disponibilità delle vittime e se sia stato usato intenzionalmente. 

Al momento le indagini restano aperte e nessuno risulta indagato per il duplice omicidio.