BUENOS AIRES – La riforma sanitaria italiana – secondo cui i cittadini residenti all’estero in Paesi extra Ue potranno usufruire del medico di base e altri servizi medici pagando 2000 euro all’anno – è stata accolta con preoccupazione in Argentina, dove si era inizialmente diffusa la falsa notizia che si trattasse di una tassa obbligatoria per tutti.

“Sfatiamo subito queste voci – dice Fabio Porta, deputato Pd eletto nella circoscrizione sudamericana –. Si tratta di un contributo totalmente volontario per gli iscritti Aire, per mantenere il medico di base, l’acquisto di farmaci con ticket anziché prezzo pieno e l’accesso a prestazioni specialistiche”.

Non riguarda invece le cure di emergenza, per le quali resta garantita la gratuità, dato che il servizio sanitario italiano ha caratteristica di universalità, come peraltro quello argentino.

“Inoltre una copertura ‘minima’, con l’accesso al pronto soccorso e a prestazioni di base, può essere ripristinata alla Asl di appartenenza per un massimo di 90 giorni, in occasione di un soggiorno temporaneo – continua Porta –. Infine, in caso di rientro definitivo della residenza in Italia, si riattiva la copertura totale del Servizio sanitario nazionale”.

La legge è stata fortemente voluta da Andrea Di Giuseppe, deputato di Fdi eletto nella circoscrizione America settentrionale e centrale, dove il problema dell’accesso alle cure sanitarie è più problematico che in Sudamerica, considerando i costi degli Usa.

“Per l’Argentina, Paese che oltretutto ha accordi bilaterali con l’Italia, non cambia assolutamente nulla – ribadisce Porta –. I diritti acquisiti non vengono toccati e per quanto ci riguarda è una legge del tutto inutile. Non aumenta i diritti, non li elimina nemmeno, ma ‘serve’ solo a generare tanta confusione. Tanto che come Pd ci siamo astenuti dal votarla”.

Considerando infatti i mesi o anni di attesa per prenotare una prestazione con la sanità pubblica, non è pensabile che un italiano all’estero possa pianificare una serie di visite ed esami – tutti fissati a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro e nella stessa città, durante le vacanze in Italia.

“Resta poi il problema della grande disparità di reddito procapite tra i Paesi extra Ue – osserva Porta –. Gli Usa, l’Argentina e il Brasile non sono la stessa cosa”. Se a New York 2000 euro sono il costo di una tomografia, la stessa cifra – in Sudamerica – può rappresentare un ostacolo insormontabile.

“Per questo riteniamo che la riforma, per essere equa, avrebbe semmai dovuto rapportare il contributo al reale reddito medio dei diversi Paesi – conclude Porta –. Allo stato attuale, gli unici a cui potrebbe interessare la proposta sono i pensionati che vivono in luoghi come Tunisia, Kenia o Santo Domingo, che non soggiornano lì tutto l’anno, ma rientrano in Italia nei mesi più caldi o più piovosi e che non vogliono ritrovarsi privi del medico di famiglia e dell’esenzione per le ricette”.