Napoli non ha semplicemente celebrato il compleanno della sua squadra. Ha celebrato una parte di sé. Per due giorni la città ha affidato alle strade, alle bandiere e ai cori il racconto di un amore lungo cent’anni, vissuto attraverso vittorie indimenticabili, sconfitte dolorose e infinite rinascite.
Dal lungomare a Piazza del Plebiscito, migliaia di persone hanno trasformato il Centenario in un grande abbraccio azzurro. C’erano i protagonisti del passato, i tifosi di oggi e tanti bambini pronti a raccogliere una passione tramandata di generazione in generazione. Ognuno portava con sé un ricordo, un nome o una partita, ma tutti avevano la stessa storia da festeggiare.
Il 1° agosto non è stato soltanto l’anniversario della nascita di un club. È diventato il giorno in cui Napoli si è guardata indietro con orgoglio e ha ritrovato, nei suoi primi cento anni di calcio, una parte della propria identità.
La celebrazione istituzionale è cominciata alle 19.26 in Piazza Carità, in un orario scelto per ricordare l’anno di fondazione del club. A tagliare il nastro è stato il presidente Aurelio De Laurentiis, accompagnato dalla moglie Jacqueline, dal figlio Edoardo, da Diego Armando Maradona Jr e dalla sorella Jana.
Nello stesso momento, cento chiese cittadine hanno fatto risuonare le proprie campane. Una fumata azzurra si è alzata nel cielo, annunciando ufficialmente l’inizio della festa. Per qualche istante Napoli è sembrata fermarsi, come se volesse ascoltare il richiamo della propria storia.
Ad aprire il corteo è stato un grande stendardo celebrativo con il numero 100, lungo circa un chilometro. Dietro hanno sfilato bambini, bande popolari, sbandieratori, rappresentanti delle tradizionali processioni campane e migliaia di sostenitori. Canti, colori e richiami alle radici della città hanno accompagnato il cammino verso Piazza del Plebiscito.
Intorno alle 20.26 il corteo ha raggiunto la piazza, dove è cominciato lo spettacolo condotto da Alessandro Siani e Serena Autieri. L’accesso era riservato ai possessori di pass, ma anche chi è rimasto all’esterno ha voluto partecipare alla celebrazione. In tutto, circa 50mila persone hanno assistito all’abbraccio simbolico tra il Napoli del passato e quello del presente.
Contemporaneamente, in Piazza Municipio, ha aperto il Villaggio della Pizza, un’iniziativa promossa dal club per accompagnare la serata con uno dei simboli più conosciuti della tradizione partenopea. Intorno, i principali monumenti cittadini si sono illuminati d’azzurro, trasformando Napoli in un unico, immenso scenario dedicato alla sua squadra.
La festa, però, era già cominciata la sera precedente. Circa 40mila tifosi avevano preso parte al corteo autofinanziato dagli ultras, partito da Piazza dei Martiri e arrivato alla Rotonda Diaz. A guidare l’intera manifestazione era stato un messaggio semplice, ma capace di racchiudere il senso più profondo del Centenario: “Napoli è della gente”.
Sul palco della Rotonda Diaz si sono alternati alcuni dei protagonisti che hanno scritto pagine importanti della storia azzurra. L’ex presidente Corrado Ferlaino è stato accolto dal coro “Un presidente, c’è solo un presidente”. Poi è toccato a Montefusco, Improta, Canè, Carmando, Carannante, Bruscolotti, Iezzo, Scarlato, Montervino, Calaiò e Mora. Volti ed epoche differenti, uniti per sempre dalla stessa maglia.
Lo scrittore Maurizio de Giovanni ha raccontato con le parole i primi cento anni del Napoli. Allo scoccare della mezzanotte, invece, sono state le luci a parlare. I fuochi sul mare e una spettacolare torciata hanno salutato l’arrivo del 1° agosto, regalando al lungomare un’immagine destinata a rimanere nella memoria del popolo azzurro.
Anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha voluto rendere omaggio al club. Nel suo messaggio ha ricordato la squadra della propria infanzia, quella di Juliano, Zoff, Sivori, Altafini, Canè, Barison e Panzanato, descrivendo il Napoli come un intreccio di storia, musica, teatro, sofferenza e gioia. Un pensiero particolare è stato dedicato a Diego Armando Maradona, simbolo eterno e incancellabile della città.
Raccontare cento anni di Napoli significa attraversare generazioni di campioni e tifosi, rivivere trionfi e delusioni, ricordare chi non c’è più e guardare negli occhi i bambini che oggi indossano per la prima volta la maglia azzurra.
Sono cambiati i giocatori, gli allenatori e gli stadi. Non è mai cambiato quel legame capace di superare il tempo, i confini e le distanze, accompagnando ogni napoletano anche lontano dalla propria terra.
Il Napoli ha compiuto cento anni, ma continua a essere vissuto con l’emozione della prima volta. Perché questa non è soltanto la storia di una squadra di calcio. È la storia di una città che da un secolo racconta al mondo la propria anima attraverso il colore azzurro.