NEW YORK – L’onda lunga di Zohran Mamdani travolge New York causando un terremoto nell’establishment democratica, costretta a fare i conti con l’ascesa dei socialisti alla elezioni di metà mandato prima e alle presidenziali poi.
Forti del successo nella Grande Mela e dell’elezione del sindaco di Washington, infatti, i democratici socialisti guardano al 2028 e sognano un loro candidato alle primarie per la Casa Bianca. Pur non potendo contare su Mamdani in quanto nato fuori dagli Stati Uniti e quindi ineleggibile, potrebbero giocarsi una carta in cui molti sperano: Alexandria Ocasio-Cortez.
La deputata pasionaria non ha ancora sciolto le riserve e potrebbe decidere di puntare sul Senato prima del grande salto. Ma i giovani guardano a lei con speranza nonostante i dubbi dei moderati e dell’establishment tradizionalista e più anziana, preoccupata dalla possibilità che nel resto d’America l’appeal progressista non sfondi penalizzando alla fine il partito.
Timori a parte, il partito non può comunque ignorare la richiesta di cambiamento arrivata dai giovani stanchi dei soliti volti, anche di quelli della famiglia Kennedy. Jack Schlossberg, il nipote di John F. Kennedy, ha perso sonoramente alle primarie di New York, roccaforte liberal che sua nonna Jackie aveva scelto come casa.
A meno di un anno dall’elezione di Mamdani, le primarie di New York hanno così confermato la spaccatura generazionale all’interno dei democratici e portato alla luce con forza le divisioni su Israele. Nel decimo distretto che include Lower Manhattan e Brooklyn e che vanta forte presenza ebraica, Brad Lander ha infatti battuto il deputato democratico Dan Goldman criticando Benjamin Netanyahu e parlando senza esitazione di “genocidio”.
Appoggiato dalla potente Aipac (American Israele Public Affairs Committee), Goldman non ha potuto nulla e si è arreso di fronte agli ebrei progressisti del collegio elettorale che gli hanno girato le spalle dopo averlo eletto nel 2022. “È ora che il partito democratico si allontani dal denaro oscuro, dai pac finanziati dalle criptovalute, da Wall Street e dall’Aipac. La gente lo capisce”, ha detto Lander davanti a suoi sostenitori festeggiando l’impresa.
Hanno celebrato sulle note dei cori ‘Free Palestine’ anche gli altri due candidati appoggiati da Mamdani, Darializa Avila Chevalier e Claire Valdez, riuscita a battere Antonio Reynoso, il noto presidente del distretto di Brooklyn.
Avila Chevalier era la candidata più a rischio, invece a soli 32 anni ha battuto il veterano Adriano Espaillat, sostenuto dal leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries. Attivista pro-Palestina, Avila Chevalier non ha esperienza in politica e se a novembre sarà eletta sarà la prima donna di origini domenicane in Congresso.
L’esito del voto ha mostrato che “Mamdani è il leader del partito democratico”, ha criticato il segretario al Tesoro Scott Bessent. “Mini Mamdani stanno spuntano nel Paese. è pericoloso”, gli ha fatto eco lo speaker della Camera Mike Johnson.
“L’America non sarà mai comunista”, ha tuonato Donald Trump lamentandosi degli elogi ricevuti dal sindaco di New York per l’elezione di tre dei suoi candidati. “Negli ultimi due anni, il mio sostegno ha portato a 259 vittorie alle primarie e quasi nessuna sconfitta, il tutto senza alcuna attenzione da parte dei media”, ha osservato il Presidente.
I repubblicani sperano che la dilagante ondata socialista pesi sui democratici alle elezioni di metà mandato, alle quali i liberal si avviano con il vento in poppa complice la contrarietà degli americani alla guerra in Iran e le critiche a Trump per un carovita che non molla la presa.