ROMA - I tradizionali manifesti 6x3, simbolo delle battaglie politiche prima dell’era dei social, entrano a sorpresa nella campagna referendaria sulla giustizia e aprono la prima polemica del nuovo anno. 

Nelle stazioni ferroviarie di tutta Italia sono infatti comparsi grandi cartelloni promossi dal Comitato del No dell’Associazione nazionale magistratio.Il messaggio è diretto: la riforma Nordio porterebbe a una subordinazione della magistratura alla politica.  

Un’affermazione che ha immediatamente acceso lo scontro con i comitati favorevoli al Sì, che la definiscono falsa e fuorviante. 

“Vorresti giudici che dipendono dalla politica?” si legge sui manifesti del Comitato “Giusto dire No”. Alla domanda risponde l’immagine di una giovane donna che solleva un cartello con un grande “No”. Più sotto, lo slogan diventa ancora più esplicito: “Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati”. La chiusura è un invito secco: “Al referendum, vota no”. 

Il fronte del Sì reagisce duramente. Secondo i comitati favorevoli alla riforma, il messaggio sarebbe “oggettivamente falso”. A contestarlo sono in particolare Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa, che parla di manifesto “truffaldino e vergognoso”, e Nicolò Zanon, presidente del Comitato Nazionale Sì Riforma, secondo cui la legge Nordio non prevede alcuna subordinazione delle toghe alla politica e anzi conferma l’attuale articolo 104 della Costituzione, che sancisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.  

Sulla stessa linea diversi esponenti del centrodestra, tra cui i forzisti Enrico Costa, Pietro Pittalis e Giorgio Mulè, che parlano apertamente di “bugie” e “menzogne”. 

Il Comitato del No dell’Anm, però, non arretra. “Il principio di autonomia e indipendenza della magistratura dalla politica viene profondamente e irrimediabilmente messo in discussione dalla legge Nordio, tanto da rischiare di restare un simulacro vuoto”, ribadisce il portavoce Enrico Grosso.  

Secondo il Comitato, il meccanismo del sorteggio per la scelta dei membri togati del Csm indebolirebbe la rappresentanza della magistratura, rafforzando di fatto il peso dei componenti laici eletti dal Parlamento. Il risultato, sostiene Grosso, sarebbe “un Csm silente e obbediente alle maggioranze di turno”. 

A difendere la campagna del No interviene anche Giovanni Bachelet, deputato Pd e figlio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio, ucciso dalle Br nel 1980. In quanto presidente del Comitato della società civile per il No, afferma: “Ho visto i cartelloni e mi sembrano efficaci. Le reazioni dei Comitati per il Sì dimostrano che colpiscono nel segno”. 

Il Comitato lancerà ufficialmente la propria campagna con un grande evento previsto per il 10 gennaio. 

Due giorni dopo, il 12, a Firenze, sarà invece il turno dell’iniziativa “Sinistra per il Sì”, organizzata da Libertà Eguale di Enrico Morando e Stefano Ceccanti, che porterà sul palco anche il presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera.  

Intanto la raccolta di firme popolari sul referendum continua a crescere e ha già superato quota 227 mila adesioni, segnale di una campagna che si annuncia lunga e fortemente polarizzata.