CANBERRA — Dare agli australiani più controllo sulle proprie informazioni personali e aggiornare le leggi sulla privacy per affrontare l’avanzata dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. È l’obiettivo della riforma presentata dalla ministra della Giustizia Michelle Rowland, che promette regole più severe per aziende e piattaforme digitali.
“Gli australiani sono sempre più preoccupati per il modo in cui i loro dati vengono raccolti, utilizzati e condivisi - ha dichiarato Rowland -. Le persone non dovrebbero essere costrette a scegliere tra proteggere la propria privacy e partecipare all’economia digitale”.
Tra le principali novità c’è un nuovo criterio di “fair and reasonable” (equo e ragionevole), che dovrebbe impedire alle aziende di raccogliere informazioni personali oltre quanto effettivamente necessario o di utilizzarle in modi che gli utenti non si aspettano.
La riforma prevede inoltre standard più rigorosi per il consenso, maggiore chiarezza nelle comunicazioni agli utenti e limiti alla possibilità per le imprese di acquistare e vendere dati personali, comprese informazioni sulle abitudini di acquisto e sulla posizione geografica, senza un’autorizzazione esplicita.
Una delle misure più significative è l’introduzione del diritto alla cancellazione. Gli australiani potranno chiedere a grandi piattaforme digitali, social network e motori di ricerca di eliminare le informazioni personali conservate nei loro sistemi.
Il governo vuole inoltre rafforzare gli obblighi delle organizzazioni nella gestione delle violazioni dei dati, delle frodi e degli abusi finanziari.
Sul fronte della sicurezza dell’identità è previsto IDLock, un nuovo servizio attraverso MyGov che consentirà agli utenti di bloccare, sbloccare e monitorare l’utilizzo di determinati documenti d’identità per le procedure di verifica.
La riforma arriva mentre cresce la preoccupazione per la diffusione degli smart glasses, gli occhiali dotati di telecamera che possono registrare persone e ambienti senza che chi viene ripreso ne sia consapevole.
I verdi e alcuni esponenti indipendenti hanno chiesto al governo federale di vietarne l’importazione per 12 mesi, dando così il tempo alle autorità di adeguare le norme sulla privacy.
Ma Rowland ha confermato che un divieto di importazione non fa parte dell’attuale pacchetto di riforme.
“Non stiamo escludendo nulla in termini di altre misure che potremmo adottare”, ha precisato la ministra, spiegando tuttavia che un eventuale divieto avrebbe ripercussioni anche su commercio, politica estera e altri obblighi giuridici internazionali.
L’esecutivo preferisce per ora concentrarsi sulla regolamentazione dei possibili danni provocati dalla tecnologia.
A chiedere interventi immediati è anche l’eSafety Commissioner, l’autorità australiana per la sicurezza online, che ha sollecitato i produttori a introdurre sistemi automatici per sfocare i volti delle persone riprese senza consenso.
Tra le raccomandazioni figurano anche indicatori luminosi di registrazione ben visibili e impossibili da disattivare o coprire.
L’autorità ha avvertito che un uso improprio degli smart glasses può contribuire a normalizzare la sorveglianza e il controllo delle donne negli spazi pubblici, rafforzando stereotipi di genere e minando la loro autonomia.