KIEV - A più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, gli attacchi condotti con droni si intensificano su entrambi i lati del fronte, provocando un numero crescente di vittime civili nelle regioni di prima linea. 

Nel sud dell’Ucraina, un nuovo drammatico raid ha colpito la città di Kherson, dove un drone Fpv russo ha preso di mira un minibus civile in transito lungo una strada urbana, frequentemente bersaglio di raid aerei. L’attacco ha provocato quattro vittime tra i passeggeri e il ferimento di altri civili (quattro secondo la procura locale e cinque secondo il bilancio diffuso dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky) con lesioni di varia gravità. Le foto diffuse dalle autorità regionali mostrano il mezzo giallo con i finestrini in frantumi e il pavimento macchiato di sangue.  

Durissima la reazione del presidente Zelensky, che su X ha denunciato l’accaduto confermando l’intervento dei servizi competenti sul posto: “Il feroce ‘safari’ russo contro la nostra popolazione a Kherson ha ormai da tempo superato ogni limite immaginabile per una persona normale”, ha scritto il Capo di Stato, ribadendo che “questa mattina i russi hanno colpito un normale minibus a Kherson con un drone fpv. Quattro persone sono state uccise e altre cinque sono rimaste ferite”. Definendo “assolutamente chiaro che il bus era civile”, Zelensky ha aggiunto: “Queste sono le realtà della vita quotidiana nelle regioni ucraine in prima linea”, accusando Mosca di aver scatenato la propria violenza “mentre i partner di Kiev esitano sulla fornitura di ulteriori sistemi di difesa”.  

La città di Kherson, che prima della guerra contava circa 280.000 abitanti ed è stata sotto il controllo russo da marzo a novembre 2022, continua a essere regolarmente colpita dalle forze di Mosca posizionate al di là del fiume Dnepr, mentre parte della regione rimane occupata. 

Mentre si valutano i danni e proseguono i soccorsi, la pressione dei droni russi ha interessato anche il sud-est del Paese e la regione di Zaporizhzhia. Ieri mattina, intorno alle 6, l’esplosione di un drone a una fermata dell’autobus utilizzata dal personale della centrale nucleare ha causato due morti e 16 feriti. Nella serata di martedì, un ulteriore attacco condotto con droni ha colpito diverse aree del capoluogo e del distretto, compreso un edificio residenziale a più piani, provocando danni a strutture civili, condomini e impianti legati alla distribuzione dell’energia elettrica, oltre a far divampare un incendio.  

Ivan Fedorov, capo dell’Amministrazione militare regionale di Zaporizhzhia, ha riferito tramite Telegram il bilancio di questo raid serale, che ha causato una vittima e sei feriti, facendo seguito a un precedente attacco della stessa giornata in cui un drone aveva danneggiato un condominio e ferito un uomo, poi soccorso e medicato. 

Sul fronte opposto, attacchi di droni ucraini si sono registrati nella notte tra il 18 e il 19 agosto all’interno del territorio russo, in particolare nelle regioni di Tula e Nizhny Novgorod, secondo quanto riferito dai canali di monitoraggio e dall’agenzia Tass. Testimoni oculari hanno segnalato esplosioni a Novomoskovsk (Tula), mentre il canale Exilenova Plus ha riportato l’abbattimento di velivoli non pilotati nei pressi di un edificio residenziale a Dzerzhinsk (Nizhny Novgorod).  

Il governatore della regione di Tula, Dmitry Milyaev, ha confermato l’incursione spiegando che la difesa aerea russa ha intercettato 27 droni e precisando che, “secondo le informazioni preliminari, non ci sono state segnalazioni di danni a edifici o infrastrutture”.