CANBERRA – La distribuzione dei vantaggi economici dell’intelligenza artificiale sarà al centro dell’intervento che Andrew Leigh terrà oggi a una conferenza organizzata da JPMorgan.
L’ex accademico sosterrà che la nuova tecnologia può aiutare i lavoratori meno qualificati a colmare parte della distanza salariale dai colleghi più esperti, ma pone anche interrogativi sulla ripartizione della ricchezza tra imprese e forza lavoro.
Il governo federale punta sulla nuova tecnologia per migliorare una produttività rimasta stagnante e recuperare terreno dopo anni di debole crescita degli standard di vita. Secondo Leigh, tuttavia, il modo in cui verranno distribuiti i vantaggi economici sarà determinante.
Leigh, autore di un libro sulla storia delle disuguaglianze in Australia, richiama gli studi secondo cui l’automazione può ridurre la dipendenza delle imprese dal lavoro umano, aumentando di conseguenza la quota dei rendimenti destinata ai proprietari delle tecnologie produttive.
“Questi guadagni vanno in misura sproporzionata alle famiglie che possiedono già più capitale - affermerà Leigh -. Rendimenti più elevati si accumulano nel tempo. L’automazione amplia quindi il divario tra chi ha poco e chi ha molto”.
Il viceministro paragona il rischio alla concentrazione di enormi fortune verificatasi durante la rivoluzione industriale, sottolineando come l’attuale fase tecnologica possa favorire ulteriormente i grandi protagonisti dell’industria digitale.
Il tema della distribuzione della ricchezza ha assunto crescente rilievo anche nel dibattito politico.
Il nuovo leader federale dei Verdi David Shoebridge ha indicato la concentrazione economica nelle mani dell’uno per cento tra le priorità del proprio partito, mentre il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha presentato recenti riforme fiscali come un tentativo di riequilibrare il trattamento del capitale rispetto al lavoro.
Leigh sottolinea però che l’AI potrebbe anche produrre effetti opposti e ridurre alcune disuguaglianze.
Se utilizzata per affiancare i lavoratori e rendere più accessibili conoscenze specialistiche, la tecnologia potrebbe infatti consentire al personale meno qualificato di colmare parte della distanza rispetto ai colleghi più esperti.
Un altro elemento riguarda la proprietà del capitale. Secondo Leigh, una diffusione più ampia degli investimenti nelle imprese tecnologiche permetterebbe a una quota maggiore della popolazione di beneficiare della crescita del settore.
In Australia, il sistema universale di superannuation fa sì che molti lavoratori possiedano indirettamente partecipazioni in società tecnologiche attraverso i propri risparmi pensionistici.
“L’AI aumenterà la produttività - concluderà Leigh -. La vera sfida sarà distribuire equamente i benefici”.