BERGAMO - “Per noi sarà una partita importante, ci teniamo tantissimo ad andare in Europa. Non siamo stati fortunati a livello di sorteggio, l’Hapoel ha qualità e gamba, discrete qualità tecniche, mi aspetto una partita difficile, sarà una battaglia, mi aspetto che la squadra entri in campo con grande determinazione. Sarà una partita da 180 minuti in cui non bisognerà perdere la testa”.
Maurizio Sarri ha analizzato la sfida di domani contro l’Hapoel Tel-Aviv, gara d’andata valida per i playoff di Conference League.
L’obiettivo è quello di qualificarsi alla fase campionato, ma soprattutto partire col piede giusto nel primo impegno ufficiale della stagione: “Spero che questa squadra abbia tanti margini di crescita, abbiamo iniziato un percorso, siamo una squadra in costruzione, abbiamo avuto la difficoltà nel costruire da capo nell’anno del mondiale, ma la squadra sta dando una disponibilità estrema, non c’è presunzione”.
Il nuovo tecnico dell’Atalanta ha poi parlato dei singoli partendo dalla coppia di difesa formata da Giorgio Scalvini e Odilon Kossounou: “Hanno fatto discretamente bene, ma stiamo commettendo diversi errori, ma questo è inevitabile. Samardzic? Non è una grande novità, ha già giocato a Udine così, anche sera era un centrocampo a cinque. Questa soluzione piace molto al ragazzo”.
Spazio anche a quelle che sono state le polemiche che hanno animato la vigilia della sfida contro gli israeliani (ieri sera l’equipaggio di terra della sezione di Bergamo della Global Sumud Flotilla ha proiettato la scritta ‘Boycott Israel’ sulle pareti della New Balance Arena): “Io sono qui come rappresentante di una società - ha dichiarato Sarri -, come professionista bisogna affrontare ogni partita che mi mettono di fronte e cercare di vincerle tutte. Questo è l’atteggiamento dei professionisti. Se me lo chiedi come uomo, me lo devi chiedere in privato e ti dico cosa ne penso”.
Durante la conferenza è intervenuto anche José Ederson, rimasto a Bergamo dopo il mancato trasferimento al Manchester United: “Sono molto contento di rimanere, ringrazio molto la società. Per me la scelta migliore è stata rimanere a casa e continuare vestire questa maglia. Sono andato al Mondiale col Brasile, poi quello che è successo dopo non lo so - riferendosi al mancato trasferimento ai Red Devils -, la cosa più importante è che ho saputo gestire bene la situazione e fare quello ho sempre fatto, ovvero dare tutto in campo”, ha concluso.