Immaginiamo un angolo di Calabria alle porte di Melbourne, dove i bambini possono scoprire il piacere di coltivare un piccolo orto, avvicinarsi agli animali e giocare all’aria aperta, mentre genitori e nonni si ritrovano attorno a un barbecue o passeggiano tra ulivi, viti e fichi d’India. E dove, accanto alla memoria di una terra lasciata decenni fa, trovano spazio sostenibilità, educazione e nuove tecnologie.

Quello che fino a poco tempo fa era soprattutto un progetto su carta, ora comincia a prendere forma. Domenica 30 agosto, nella sede del Calabria Club di Bulla, alla presenza di rappresentanti istituzionali e della comunità italiana, è stato infatti presentato ufficialmente l’Eco-Park della Calabria, dopo l’ottenimento dei finanziamenti necessari ad avviare l’ambizioso progetto.

Al centro c’è una scommessa che guarda lontano: custodire le radici senza trasformarle in un museo della memoria, ma facendone materia viva da consegnare alle generazioni che verranno. È questo il filo conduttore indicato dal presidente del Calabria Club, Sam Sposato.

“Questa giornata serve a celebrare ciò che abbiamo già raggiunto, ma soprattutto a guardare al futuro”, ha spiegato. L’Eco-Park, ha aggiunto, rappresenta “la visione per il futuro di questo club: un luogo nel quale le nostre tradizioni possano essere preservate proprio attraverso la loro condivisione”. Un luogo, dunque, “dove i giovani possano imparare e le generazioni più anziane trasmettere le proprie conoscenze e sostenibilità, benessere, educazione, cibo e attenzione alla comunità possano incontrarsi”.

Una visione che si tradurrà in interventi molto concreti. Il progetto prevede, tra le altre cose, 140 pannelli solari con sistema di accumulo, un’area barbecue d’ispirazione mediterranea, spazi gioco, una piccola fattoria didattica e un orto destinato anche ad attività formative sulla sostenibilità alimentare. Il Club punta così a trasformare un’area oggi sottoutilizzata in una destinazione multiculturale capace di unire cultura calabrese, natura e socialità. Il progetto illustrato dal sodalizio conferma inoltre l’obiettivo di fare del complesso un ritrovo rivolto a famiglie, scuole e, soprattutto, a una comunità più ampia.

A raccontare il lungo lavoro dietro le quinte è stato Giovanni Butera, membro del comitato direttivo e maestro di cerimonie della serata. Per lui, il risultato più importante ottenuto finora va persino oltre il finanziamento: “La cosa più bella che questo grant ha fatto è che ci ha dato un obiettivo comune. Siamo diventati tutti molto più coesi”.

Una macchina organizzativa nella quale, ha spiegato, ciascuno ha un compito preciso: presidente e vicepresidente seguono i lavori operativi, tesoriere e segretario generale la parte finanziaria, mentre Butera cura i rapporti legati ai fondi e con le istituzioni. “Abbiamo ruoli molto chiari, ci aiutiamo a vicenda, ci sentiamo ogni giorno”.

I primi lavori sono già partiti e, accanto agli interventi strutturali, sono previsti il rinnovamento dei sistemi informatici e del sito del Club. Ma l’obiettivo non è semplicemente costruire nuove strutture. “Vogliamo mantenere il rispetto e il sostegno della nostra base di soci, ma allo stesso tempo allargare la cerchia a quante più persone possibile”, ha sottolineato Butera. Due le direttrici: “Mantenere la cultura calabrese e connetterci con i giovani. La sostenibilità ci aiuta a fare entrambe le cose”.

Ed è proprio questa capacità di tenere insieme identità e futuro ad aver raccolto il sostegno del Consolato Generale d’Italia a Melbourne. La console generale Chiara Mauri ha ricordato come il legame tra Italia e Australia non passi soltanto attraverso governi e istituzioni: “Si costruisce ogni giorno attraverso le comunità, le imprese, le famiglie e le organizzazioni culturali come questa”.

“L’Eco-Park prende un patrimonio culturale ricco e gli conferisce una nuova dimensione, combinando tradizione, sostenibilità, educazione e innovazione”, ha osservato Mauri, sottolineando in particolare il valore dello scambio intergenerazionale. Il sostegno pubblico ottenuto, ha aggiunto, riconosce “la serietà dell’approccio del Club, la credibilità e il valore del progetto” e dimostra come l’iniziativa possa diventare una risorsa per l’intera comunità multiculturale di Melbourne.

Un concetto ripreso con forza da Ubaldo Aglianò, presidente del Com.It.Es. Victoria e Tasmania, tra coloro che hanno accompagnato e sostenuto il progetto sin dalle sue fasi iniziali. “Questo è un vero ponte tra passato, presente e futuro”. E soprattutto, ha rimarcato, il suo orizzonte non si ferma ai confini della comunità d’origine: “Non riguarda soltanto la comunità italiana o quella calabrese. Riguarda tutta la comunità del Victoria”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Marco Fedi, che ha sostenuto il percorso del sodalizio e ha posto l’accento sul suo valore sociale. “Avete un ruolo importantissimo in questo momento della nostra storia: dimostrare che un social club può sopravvivere senza poker machine, mettendo al centro la comunità, le famiglie e la realtà multiculturale che lo circonda”. 

A portare il saluto istituzionale è stato anche il deputato statale Anthony Cianflone, che ha intrecciato il progetto alla propria storia familiare. Figlio di genitori calabresi, originari di Pianopoli e Nicastro, ha ricordato la generazione arrivata in Australia nel dopoguerra “con una valigia piena di sogni”, sottolineando il contributo dato dagli italiani alla costruzione del Paese.

Anche Evan Mulholland, parlamentare liberale e Shadow Minister for Multicultural and Multi-Faith Affairs, e Lily D’Ambrosio, membro dell’Assemblea legislativa del Victoria, hanno affidato il proprio intervento ai ricordi familiari. 

La serata si è conclusa con un delizioso buffet ricco di pietanze della tradizione calabrese, preparate con cura dalla cuoca Lucia e dalla sua affiatatissima squadra in cucina.