ROMA - L’Aula della Camera ha approvato a voto segreto, con 206 sì e 133 no, la proposta del relatore di maggioranza nella Giunta per le autorizzazioni di negare alla Procura l’acquisizione delle chat del deputato ed ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. 

Dopo il voto è esplosa la protesta. I deputati del Movimento 5 Stelle sono scesi dai loro scranni e si sono diretti verso i banchi della maggioranza con i cellulari alzati, richiamando la campagna #fuorilechat promossa dal Movimento nelle ultime settimane. Tra urla, proteste e cori, la seduta è stata sospesa. 

La tensione era già salita durante la discussione, in particolare nel corso dell’intervento di Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia, quando dai banchi dell’opposizione si sono levate diverse proteste. La presidente di turno Anna Ascani è intervenuta più volte per richiamare l’ordine e ha ammonito diversi deputati di centrosinistra. 

A illustrare la relazione era stato Pietro Pittalis, relatore di maggioranza in Giunta per le autorizzazioni. Secondo Pittalis, negare l’acquisizione delle chat di Delmastro “non impedisce ai magistrati di proseguire negli accertamenti” e difendere l’articolo 68 della Costituzione significa pretendere che la legge sia rispettata.  

A suo avviso, sostenere che il diniego rappresenti uno “scudo” per ostacolare il lavoro della magistratura è un argomento “inconsistente e pericoloso”. 

Pittalis ha anche richiamato i precedenti Open e Scarpinato, sostenendo che in quest’ultimo caso il Movimento 5 Stelle difese la garanzia prevista dall’articolo 68. Se le opposizioni contestano quella norma, ha aggiunto, “abbiano la coerenza di proporre una legge di revisione costituzionale”. 

Il Movimento 5 Stelle ha protestato sia alla Camera sia al Senato. A Montecitorio, al termine dell’intervento di Giuseppe Conte in dichiarazione di voto, i deputati pentastellati hanno sollevato i cellulari in Aula. “Qui oggi parliamo di uno scudo: contro il carovita, il calo degli stipendi, il crollo della produzione industriale? No, uno scudo per gli amici di partito”, ha attaccato Conte. Secondo l’ex premier, la maggioranza si appresta a “scudare un amichetto di partito” e ha “macchiato con disonore le istituzioni”. 

Anche Alleanza Verdi e Sinistra ha inscenato una protesta simbolica. Durante l’intervento di Elisabetta Piccolotti, i deputati del gruppo si sono bendati gli occhi. “Non si possono bendare gli occhi agli italiani”, ha detto la parlamentare. 

Italia Viva ha votato contro la relazione della Giunta. Mauro Del Barba ha spiegato che la posizione del gruppo non risponde a una logica politica precostituita, ma alla “legalità costituzionale” e al corretto bilanciamento tra i poteri.  

A differenza del caso Open, ha sostenuto, in questa vicenda la Procura di Roma avrebbe seguito “un percorso ineccepibile”. Negare l’autorizzazione, secondo Del Barba, significherebbe trasformare l’articolo 68 in “un privilegio personale” e creare “un’aura di opacità”. 

Duro l’intervento della segretaria del Pd Elly Schlein. La leader dem ha accusato la maggioranza di usare “due pesi e due misure” sulla legalità e ha definito “gravissimo” il fatto che ai membri della Giunta per le autorizzazioni sia stato negato l’accesso ai documenti inviati dalla Procura.  

“Nessuno sta chiedendo a quest’Aula di fare un processo, non è il nostro mestiere. Noi stiamo chiedendo solo di far fare ai magistrati il loro mestiere”, ha detto. 

Per Schlein la questione è “non fare saltare un processo per fatti connessi alla mafia”. La segretaria del Pd ha poi chiesto perché il Parlamento debba negare l’autorizzazione e ha attaccato direttamente la maggioranza: “Se Delmastro ha detto che non ha nulla da nascondere perché nascondete voi? Meloni ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, perché sta facendo il contrario?”. 

Da Futuro Nazionale, Roberto Vannacci ha annunciato il voto contrario all’autorizzazione all’accesso, pur auspicando che Delmastro renda pubbliche spontaneamente le conversazioni.  

“Siamo per la tutela dell’ambito privato di un parlamentare”, ha detto, aggiungendo che il partito è contrario ai privilegi della “Casta” ma ritiene il caso “singolare” perché, a suo dire, non ci sarebbe alcun procedimento giudiziario in atto.