MILANO - È “pronta” a chiedere la citazione “dello Stato”, in particolare del Ministero della Difesa, come “responsabile civile” per i danni, la difesa di Fares Bouzidi, 23enne che guidava lo scooter con in sella anche Ramy Elgaml, il 19enne morto nello schianto il 24 novembre 2024, dopo un inseguimento da parte dei carabinieri per circa otto chilometri.

Il dettaglio è emerso a margine dell’inizio dell’udienza preliminare, davanti alla gup milanese Tiziana Landoni, a carico del carabiniere Antonio Lenoci, che era alla guida dell’ultima macchina inseguitrice, per omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” e di Bouzidi sempre per concorso in omicidio stradale. Imputati anche altri sei carabinieri accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto dell’amico di Ramy, accusa quest’ultima di cui risponde anche Lenoci.

L’udienza è stata subito rinviata al 6 novembre (un’altra fissata per il 21 dicembre) per l’astensione nazionale degli avvocati. Il legale Marco Romagnoli, difensore di Bouzidi con la collega Debora Piazza, ha ribadito che “noi sosterremo l’ipotesi dell’omicidio volontario” sulla base dell’ultima consulenza di parte depositata e che avrebbe accertato “lo speronamento”. E, ha aggiunto, “ci costituiremo parte civile sia per le gravi lesioni” contestate a Lenoci ai danni di Fares, presente in aula, “sia per i falsi e il depistaggio, perché i carabinieri hanno alterato la realtà”. Poi, ha proseguito, “chiederemo l’autorizzazione alla gup di citare il Ministero della Difesa come responsabile civile per danni, oltre all’assicurazione dell’auto dei militari”. Richiesta che, da quanto si è saputo, non arriverà, invece, dai legali della famiglia di Ramy (il padre era presente alla breve udienza), indicata come parte offesa in quasi tutte le imputazioni. Si vedrà a novembre, poi, quali scelte di costituzione come parti civili faranno i familiari della vittima, con l’avvocata Barbara Indovina.

Intanto, con una nuova consulenza realizzata dalla Ong francese Index, i legali di Bouzidi ribadiscono la linea dell’omicidio volontario da parte del carabiniere Lenoci, la cui difesa, con gli avvocati Roberto Borgogno e Arianna Dutto, depositerà una propria consulenza per far emergere ancora che il militare non ebbe alcuna responsabilità. Per i legali di Bouzidi, invece, ci sarebbe stato uno “speronamento volontario”, seguito da investimento. Un omicidio volontario nella forma del “dolo eventuale”, ossia “l’accettazione del rischio del verificarsi della morte”. Così Fares, già condannato a un anno e sei mesi per resistenza per quella fuga, “andrebbe prosciolto” in questo procedimento. Tra le parti offese figura anche il ministero della Giustizia.

Il carabiniere Lenoci, per i pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano, avrebbe mantenuto “una distanza e una velocità inidonee a prevenire eventuali collisioni o tamponamenti con il mezzo in fuga”. Ha agito “nell’adempimento di un dovere”, ma poi ha “ecceduto colposamente i limiti stabiliti dalla legge” con una “condotta di guida sproporzionata”, anche rispetto alla “necessità” di bloccare lo scooter, dato che era già stata comunicata via radio la “targa”. Ramy morì dopo l’urto tra il lato posteriore destro del TMax con la “fascia anteriore del paraurti” della Giulietta e il conseguente schianto all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta.