SYDNEY - Il primo ministro Anthony Albanese ha puntato il dito contro le continue manifestazioni pro-Palestina, che a suo dire avrebbero “ripetutamente bloccato l’accesso all’ufficio” per i cittadini del collegio di Grayndler e avrebbero persino disturbato i fedeli della chiesa anglicana vicina.

Ospite di ABC, Albanese ha definito “inaccettabili” le scene in cui “persone dirette a messa o a un funerale venivano insultate e accusate di responsabilità per il conflitto in Medio Oriente”. Albanese ha aggiunto che il clima ostile aveva reso “insostenibile” la condivisione del parcheggio con la parrocchia, costringendolo a chiudere l’ufficio e a cercare una nuova sede. Il ministro della Difesa Richard Marles ha spalleggiato la posizione del primo ministro, parlando di “vergogna assoluta” e sottolineando che molti residenti non hanno potuto accedere ai servizi di base.

Ma gli organizzatori delle proteste contestano questa ricostruzione. Yasmine Johnson, di Students for Palestine, ha affermato di non aver mai assistito a episodi di aggressività: “Albanese non ha mai voluto incontrare i manifestanti e continua a ignorare la rabbia per il massacro dei palestinesi. Questa chiusura è solo un modo per evitare il confronto”.

Anche il reverendo Ross Ciano della St Clement’s Anglican Church ha confermato che, sebbene “in alcuni momenti le proteste si siano fatte intense”, la maggior parte delle manifestazioni è stata pacifica. “Abbiamo ricevuto qualche telefonata di persone che non si sentivano sicure, ma solo un funerale è stato disturbato – e si è trattato più che altro di rumore”, ha spiegato.

L’annuncio ha diviso la comunità. Alcuni residenti hanno espresso sollievo per la fine delle tensioni, mentre altri temono che la decisione riduca l’accesso ai servizi per i cittadini. La sede di Marrickville era stata inaugurata nel 1993 dalla deputata Jeannette McHugh e Albanese vi lavorava dalla sua prima elezione nel 1996.

La vicenda riapre il dibattito più ampio sul ruolo delle proteste politiche e sul confine tra dissenso legittimo e disturbo della vita pubblica. Da un lato, il primo ministro sottolinea i fatti legati alla sicurezza e all’accesso dei cittadini ai servizi; dall’altro, i manifestanti rivendicano il diritto di esprimere indignazione per la politica estera australiana, trasformando la chiusura in un simbolo di mancato ascolto.

Albanese ha assicurato che aprirà un nuovo ufficio “nel cuore di Grayndler”, mentre i suoi collaboratori continueranno a fornire assistenza in sedi comunitarie temporanee, online e per telefono.

La decisione, tuttavia, sembra destinata a restare un tema divisivo, riflettendo il clima di crescente polarizzazione attorno al conflitto israelo-palestinese e al modo in cui la politica australiana vi risponde.