La cittadinanza non è soltanto uno status giuridico: è, prima ancora, un senso di appartenenza a un Paese, alle sue radici, alla sua lingua e a una storia familiare che spesso attraversa generazioni. È il sentimento di molti italiani d’Australia, figli di emigrati, prime generazioni o nipoti che guardano all’Italia attraverso i ricordi di un nonno, il suono di una lingua rimasta in famiglia, o il desiderio di riscoprire quel Paese lontano, ma mai del tutto estraneo.
È proprio attorno a questo legame che giovedì 17 settembre, all’Abruzzo Club di Lygon Street, il Com.It.Es. Victoria e Tasmania, in collaborazione con il Consolato Generale d’Italia a Melbourne, ha promosso un incontro informativo sul riacquisto della cittadinanza italiana e sulla registrazione degli atti di nascita dei minori nati all’estero. Una sala gremita, domande puntuali e una materia che, dietro la complessità delle norme, tocca da vicino le storie di tante famiglie della comunità italiana d’Australia.
Al centro della serata, la legge 74/2025 e le successive interpretazioni giurisprudenziali, con particolare attenzione alle novità introdotte nella disciplina della cittadinanza e alle procedure che riguardano gli italiani residenti oltre confine. Un appuntamento pensato per tradurre una materia complessa in indicazioni concrete, chiarendo requisiti, documenti, scadenze e procedure consolari.
Ad aprire i lavori è stato Ubaldo Aglianò, presidente del Com.It.Es. Victoria e Tasmania, che ha ringraziato il Consolato Generale e la Console Generale Chiara Mauri per la collaborazione. Aglianò ha sottolineato l’importanza di creare occasioni di confronto diretto con la collettività, “soprattutto davanti a una normativa che ha introdotto cambiamenti destinati ad avere ricadute significative sulle famiglie italiane all’estero”. Prima di entrare nel vivo dell’incontro, il presidente ha anche rivolto un breve richiamo alla prossima tornata elettorale del Com.It.Es., ricordando che l’attuale organismo concluderà il proprio mandato nel dicembre di quest’anno.
Poi il cambio di passo: la parola è passata alla Console Generale Chiara Mauri, che ha illustrato nel dettaglio le principali novità.
“La legge 74/2025 ha introdotto una procedura semplificata per il riacquisto della cittadinanza italiana”, ha spiegato Mauri, precisando che la richiesta deve essere presentata personalmente dall’interessato presso il Consolato competente attraverso una dichiarazione di volontà. Il termine ultimo è fissato al 31 dicembre 2027. La procedura riguarda, in particolare, coloro che erano cittadini italiani e hanno perso la cittadinanza entro il 15 agosto 1992, a determinate condizioni. Occorre essere nati in Italia oppure, se nati all’estero, aver risieduto in Italia per almeno due anni continuativi. Sono previste inoltre specifiche cause di esclusione. La macchina burocratica, tuttavia, non si ferma ai requisiti. Per presentare la domanda occorre prenotare l’appuntamento attraverso il portale Prenot@Mi, prestando particolare attenzione alla conferma della prenotazione nei termini previsti. Il giorno dell’appuntamento il richiedente dovrà presentarsi con un passaporto straniero valido, una prova della residenza in Victoria o Tasmania e la documentazione richiesta.
Uno dei passaggi più delicati riguarda proprio i documenti prodotti all’estero. I certificati stranieri devono essere presentati in originale, tradotti e apostillati.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle discrepanze nei nomi. Un problema tutt’altro che raro per gli italiani emigrati in Down Under, dove nomi come Giovanni e Carlo possono essere diventati, nel corso degli anni, John e Carl. “Il Consolato – ha chiarito Mauri –, cerca di applicare la massima flessibilità consentita”, soprattutto nei casi di semplice anglicizzazione del nome o di variazioni legate al cognome assunto dopo il matrimonio. Negli altri casi può essere necessario un certificato notarile, tradotto e apostillato, che attesti che le diverse identità documentali appartengono alla stessa persona. Il riacquisto, una volta perfezionato, restituisce all’interessato lo status di cittadino italiano a tutti gli effetti, con i relativi diritti e obblighi. Per il passaporto occorre un successivo appuntamento. Un punto sul quale la Console ha insistito: cittadinanza e passaporto non sono sinonimi. Il passaporto è un documento di viaggio, mentre la cittadinanza è lo status giuridico da cui discendono diritti e doveri.
La seconda parte della serata ha acceso i riflettori sulla registrazione degli atti di nascita dei bambini nati all’estero. Qui la riforma ha introdotto nuovi limiti alla trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis. “In determinati casi, almeno un genitore o un nonno deve possedere, o aver posseduto al momento della nascita del minore, esclusivamente la cittadinanza italiana”, spiega la console. In alternativa, uno dei genitori deve aver risieduto in Italia per almeno due anni continuativi prima della nascita del figlio.
La documentazione richiesta deve dimostrare concretamente il possesso dei requisiti.
Quando invece non ricorrono i requisiti per la trasmissione automatica, la normativa contempla la possibilità del cosiddetto acquisto della cittadinanza per beneficio di legge, con condizioni e termini specifici. Per i minori sono state previste anche disposizioni transitorie che consentono, in determinate circostanze, di presentare la dichiarazione entro il 31 maggio 2029.
Nel confronto finale, una domanda ha colto il cuore della riforma: che cosa accade a chi, pur avendo un nonno italiano, vive da generazioni in Australia? La risposta della console ha richiamato la filosofia della nuova disciplina: “La trasmissione automatica viene circoscritta, ma il legame con l’Italia non viene cancellato”.
“Limitare [la cittadinanza] non vuol dire fermarla – ha concluso Chiara Mauri –. Se figli, nipoti o pronipoti vorranno ritrovare il legame con l’Italia, lo potranno fare prendendo però una decisione di vita, cioè di tornare in Italia e di risiedervi almeno due anni”.