WASHINGTON - Nel suo primo giorno del secondo mandato alla Casa Bianca, il presidente Usa, Donald Trump, aveva revocato il diritto di cittadinanza automatica (ius soli) ai bambini nati negli Stati Uniti da genitori immigrati irregolari o con visto temporaneo. 

Il provvedimento presidenziale, che era rimasto congelato dai tribunali inferiori senza mai entrare effettivamente in vigore, mirava a riscrivere radicalmente la prassi costituzionale, restringendo il diritto di nascita solo ai neonati con almeno un genitore cittadino o residente permanente. Per l’amministrazione si trattava di un dossier così strategico che lo stesso Trump aveva presenziato di persona all’audizione davanti ai togati per esercitare la massima pressione. 

Tuttavia, come riportato da Nbc News, i giudici hanno stabilito che l’ordine esecutivo viola apertamente il 14° emendamento della Costituzione, ratificato il 9 luglio 1868 all’indomani della Guerra civile per tutelare i diritti degli ex schiavi afroamericani, che da oltre un secolo garantisce la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo americano. 

Il verdetto è passato con una maggioranza risicata di 5 voti a 4, rivelando profonde crepe nel blocco conservatore. A guidare la maggioranza è stato il presidente della Corte, John Roberts, insieme alle giudici progressiste Sonia Sotomayor, Elena Kagan, Ketanji Jackson e alla conservatrice Amy Coney Barrett (nominata proprio da Trump).  

Il giudice Brett Kavanaugh si è parzialmente dissociato: ha respinto la tesi della violazione costituzionale del 14° emendamento, ma si è unito alla maggioranza (portando il voto a un netto 6 a 3) nel concludere che il decreto presidenziale violasse comunque la legge federale. Contrari all’orientamento generale gli ultraconservatori Clarence Thomas, Samuel Alito e Neil Gorsuch. 

Nelle motivazioni della sentenza, il presidente Roberts ha riaffermato lo storico precedente del 1898 (United States v. Wong Kim Ark): “La cittadinanza, allora come oggi, rappresentava il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Il 14° emendamento estese tale promessa a ogni persona nata libera in questa terra. Noi oggi manteniamo quella promessa. Quei bambini sono quindi soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti. Soddisfano entrambi gli elementi della Clausola sulla Cittadinanza: sono ‘nati negli Stati Uniti’ e ‘soggetti alla loro giurisdizione’. In base alla Costituzione, sono cittadini alla nascita”. 

Di contro, il giudice Alito ha espresso il proprio dissenso parlando di un errore macroscopico: “Secondo l’interpretazione odierna, il 14° Emendamento conferisce la cittadinanza praticamente a chiunque nasca in questo paese, compresi i figli dei cosiddetti ‘turisti della nascita’”. 

Per la Casa Bianca si tratta della terza pesante sconfitta giudiziaria negli ultimi mesi (dopo la bocciatura dei dazi doganali e il veto sul licenziamento immediato di Lisa Cook dalla Federal Reserve), a dimostrazione che la Corte non è disposta ad assecondare ogni forzatura dell’esecutivo. 

L’esito del voto ha scatenato l’immediata reazione del presidente che, visibilmente frustrato, ha affidato il suo sfogo alla piattaforma Truth Social: “La Corte Suprema ha confermato il diritto di cittadinanza per nascita, il che è un male per il nostro Paese, ma possiamo facilmente rimediare al Congresso attraverso una legge. Vorrei congratularmi con il presidente Xi e con la grande Cina per la loro straordinaria vittoria in materia di cittadinanza per diritto di nascita! Non è necessario alcun emendamento costituzionale. Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per abolire una pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno”. 

Il presidente ha così esortato le Camere, controllate dai repubblicani, a intervenire per via legislativa. Tuttavia, un’azione a Capitol Hill appare improbabile a pochi mesi dalle elezioni: molti conservatori sono storicamente favorevoli allo ius soli e il dossier è talmente scivoloso (la maggioranza degli statunitensi lo sostiene) da poter compromettere i futuri equilibri politici in vista delle Midterm e delle presidenziali del 2028.  

Anche lo speaker della Camera Mike Johnson, stretto alleato di Trump, si è comunque accodato alle critiche parlando di una decisione “molto deludente” su uno ius soli ormai “abusato da un turismo ad hoc”. 

Sulla stessa linea il vicepresidente JD Vance, che ai microfoni di The Ingraham Angle su Fox News ha condannato il verdetto: “Si tratta di una sentenza molto deludente. Naturalmente la rispettiamo, ma pensiamo anche che sia stato un errore gravissimo: uno dei rischi è che le persone vengano qui letteralmente in vacanza, partoriscano e poi, all’improvviso, il bambino e la sua famiglia godano di tutti i benefici della cittadinanza americana. È una decisione assurda. Ma la battaglia non è conclusa: stiamo valutando come chiudere quella scappatoia. Abbiamo argomentazioni valide e dobbiamo solo continuare a batterci; i futuri avvicendamenti tra i giudici della Corte Suprema potrebbero avere ripercussioni significative sulla questione”.