WASHINGTON - In un’audizione infuocata davanti alla Commissione per la sicurezza interna del Senato degli Stati Uniti, l’immunologo Anthony Fauci (per anni volto simbolo della risposta statunitense alla pandemia) si è avvalso a sorpresa del Quinto Emendamento. L’ex direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive (NIAID) ha scelto di non rispondere alle domande sulle origini del Covid-19, motivando il rifiuto con il timore che la maggioranza repubblicana possa utilizzare le sue dichiarazioni per promuovere un’incriminazione per falsa testimonianza.
La convocazione, promossa dai senatori conservatori nell’ambito di un’indagine sulle origini del virus e sulle ricerche ad alto rischio finanziate dai contribuenti, è stata contestata dalla comunità scientifica, che l’ha liquidata come una vera e propria “molestia” ai danni dell’esperto. Durante la seduta, presieduta dal repubblicano del Kentucky Rand Paul, si sono vissuti momenti di forte scontro istituzionale.
Paul, che in passato ha più volte segnalato lo scienziato al Dipartimento di Giustizia accusandolo, senza prove e a fronte di smentite categoriche, di aver finanziato la ricerca in Cina da cui sarebbe scaturita la pandemia e di aver mentito al Congresso, ha ribadito a più riprese di ritenere che Fauci debba finire in prigione.
Nel corso dei cinque minuti a disposizione per la sua dichiarazione iniziale, l’immunologo ha sottolineato di aver testimoniato davanti al Congresso oltre 200 volte in 38 anni di carriera a capo del NIAID: “In quel periodo, ho dimostrato di credere nel valore del legittimo controllo parlamentare e di rispettarlo”.
Tuttavia, Fauci ha denunciato un clima di aperto accanimento nei suoi confronti: “Data l’evidente ossessione del senatore Paul nel chiedere la mia incriminazione, i suoi ripetuti commenti diffamatori nei miei confronti e, di recente, la divulgazione pubblica del mio diario personale non epurato — mossa diretta a mettermi in imbarazzo e a intimidirmi — l’unica conclusione a cui posso giungere è che il motivo per cui mi convoca davanti a questa commissione sia indurmi a dire qualcosa che possa avvalorare le sue ripetute dichiarazioni pubbliche secondo cui dovrei finire, per usare le sue parole, ‘dietro le sbarre’“.
L’immunologo ha quindi concluso accusando il senatore di accanimento: “Qualsiasi persona ragionevole che abbia seguito la sua ossessione squilibrata nei miei confronti giungerebbe facilmente alla stessa conclusione. Pertanto, sebbene mi addolori farlo per il rispetto che nutro per il potere legislativo e per la mia pluridecennale collaborazione con il Congresso, su consiglio dei miei avvocati mi avvalgo del mio diritto, sancito dal Quinto Emendamento della Costituzione, di astenermi dal rispondere alle vostre domande”.
Nonostante Fauci abbia ricevuto una grazia preventiva dall’ex presidente Joe Biden (misura che lo tutela esclusivamente da procedimenti penali federali per azioni compiute fino al 19 gennaio 2025), il senatore Paul lo ha avvertito che “ci saranno ripercussioni” per la sua decisione di non testimoniare.
In concomitanza con la testimonianza al Senato, anche Donald Trump è tornato ad attaccare duramente lo scienziato tramite il suo social network Truth Social, definendo “folli le idee” di Fauci e rivendicando l’operato della propria amministrazione.
“Operation Warp Speed è stata un successo strepitoso, in molti sostengono che sia stata una delle iniziative di maggior successo mai intraprese da un presidente Usa. Su questo punto ho scavalcato Fauci: le sue idee erano folli!“, ha scritto Trump, affermando inoltre che “molte più persone sono morte di Covid sotto l’amministrazione Biden che sotto l’amministrazione Trump”.
Il tycoon ha poi ribadito la propria tesi sulla genesi dell’infezione: “Fin dall’inizio ho affermato che il virus proveniva dal laboratorio di Wuhan in Cina. Fauci era fortemente in disaccordo, cercando sempre di proteggere la Cina”. Tra i motivi di contrasto, la gestione delle restrizioni e dei dispositivi di protezione: “Ha preso troppe decisioni sbagliate, come sulle mascherine. Ricordate che all’inizio era un anti-mascherina. Poi è diventato un super-mascherina. In ogni caso non gli ho permesso di chiudere il Paese, anche se lui lo voleva. Io l’ho ereditato ma col passare del tempo mi sono affidato sempre meno a lui”.
Trump ha infine ricordato come la gestione della risposta sanitaria sia stata delegata alle singole realtà locali: “Ho seguito la via federalista e ho lasciato che fossero i governatori a decidere. I governatori repubblicani hanno fatto un lavoro molto migliore dei democratici. Fauci è stato in gran parte messo da parte, e poi è arrivato il sonnolento Joe Biden, che ha fatto di Fauci un ‘re!‘. Ho chiamato Biden per dirgli che Fauci non valeva niente, che o non capiva niente, o era disonesto. La mia osservazione è stata accolta bene ma, purtroppo, non ha avuto seguito. Biden ha finito per conferire a Fauci un potere enorme e distruttivo”.