WASHIGNTON - La tensione tra Stati Uniti e Iran è tornata a salire bruscamente a seguito dell’attacco missilistico condotto contro una base statunitense in Giordania, a cui hanno fatto seguito i raid congiunti di Washington e Riad contro le postazioni delle Forze di Mobilitazione Popolare in Iraq. Il presidente statunitense Donald Trump ha promesso una risposta durissima, mentre Teheran ha denunciato una palese violazione della sovranità irachena, ribadendo la chiusura dello Stretto di Hormuz a qualsiasi imbarcazione non autorizzata. 

Con toni particolarmente accesi, Trump ha annunciato una linea d’azione intransigente: “Gli faremo il c...“, ha dichiarato secondo quanto riferito da Fox News, che ne ha riportato anche la citazione in lingua originale (“We’re going to beat the fucking shit out of them”), aggiungendo poi: “Li colpiremo duramente”. 

Trump ha definito l’azione iraniana “un attacco a sorpresa”, spiegando che “le forze statunitensi hanno avuto appena pochi minuti per intercettare e abbattere i missili iraniani”. Secondo le ricostruzioni internazionali, i vettori diretti contro il personale Usa di stanza in Giordania sono stati intercettati prima di colpire i bersagli. La reazione di Stati Uniti e Arabia Saudita si è concretizzata in una serie di bombardamenti condotti contro le strutture delle milizie filoiraniane in diverse province dell’Iraq. 

L’azione militare ha provocato un’immediata crisi diplomatica a Baghdad. Il primo ministro iracheno Ali Faleh al-Zaidi ha infatti annullato a tempo indeterminato la visita ufficiale in Arabia Saudita prevista per il 30 luglio a Gedda, dove era atteso dal principe ereditario Mohammed bin Salman. A darne notizia è stato il quotidiano iracheno Shafaq News, citando fonti governative. 

Il ministero degli Esteri iraniano ha condannato “con la massima fermezza gli attacchi aggressivi degli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita contro alcune aree dell’Iraq”. In una nota ufficiale diffusa dai media nazionali, Teheran ha sostenuto che i raid “rappresentano una palese aggressione contro la sovranità nazionale e l’integrità territoriale dell’Iraq e costituiscono una violazione dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite e delle norme del diritto internazionale”.  

Per l’esecutivo iraniano, i bombardamenti “si inseriscono nella strategia degli Stati Uniti e del regime sionista volta ad ampliare la guerra e ad aumentare l’instabilità nella regione”, avvertendo che “il regime aggressore e bellicista degli Stati Uniti e i suoi alleati nella regione” saranno ritenuti “responsabili delle pericolose conseguenze di queste azioni provocatorie e disumane”. 

I raid statunitensi hanno varcato anche i confini iraniani. Secondo la televisione di Stato di Teheran, “una località nell’area di confine di Piranshahr è stata attaccata da aerei nemici Usa”. L’agenzia Fars, citando un funzionario della provincia dell’Azerbaigian Occidentale, ha precisato che un missile ha colpito una zona disabitata senza causare vittime. 

Sul fronte marittimo, una fonte militare iraniana citata dall’agenzia Fars ha confermato che il transito attraverso lo Stretto di Hormuz resta interdetto senza il placet iraniano. “Lo Stretto di Hormuz rimane completamente chiuso e nessuna imbarcazione è autorizzata ad attraversare questa via d’acqua strategica”, ha affermato la fonte, aggiungendo che “le Forze armate iraniane hanno il pieno controllo dello Stretto e qualsiasi tentativo di attraversamento, in particolare da parte di imbarcazioni che non prestino attenzione agli avvertimenti, sarà accolto con una risposta immediata e decisa”. 

Nonostante i blocchi, il traffico navale ha registrato lievi movimenti. I dati forniti da MarineTraffic indicano che il 28 luglio sono state 12 le imbarcazioni ad aver attraversato lo stretto (il doppio rispetto al giorno precedente) e dieci di esse avrebbero seguito le rotte tracciate dall’Iran. Tra queste figurano tre navi giapponesi che hanno lasciato il Golfo Persico attenendosi alle indicazioni della Marina di Teheran. Nello stesso lasso di tempo, MarineTraffic ha registrato il passaggio di 41 imbarcazioni attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb. 

L’escalation esterna sta producendo contraccolpi anche sul piano politico interno a Teheran, lasciando trasparire possibili frizioni nell’apparato di governo. Il vicepresidente iraniano Mohammad-Reza Aref ha rivolto un severo monito a ministri e alti dirigenti, vietando che le controversie tra i vari settori dello Stato vengano diffuse a mezzo stampa o dibattute in pubblico. 

“Se tra diversi organismi governativi emergono divergenze, devono essere discusse all’interno del governo e alla presenza del presidente della Repubblica, per individuare la soluzione migliore”, ha dichiarato Aref secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim. Il vicepresidente ha quindi ribadito che “nessun ente governativo ha il diritto di agire contro un altro” né di prendere “decisioni contrarie alle posizioni di un altro”. Qualora un ministro o un ente dovesse muoversi in autonomia o veicolare le dispute sui media, l’esecutivo “interverrà senza alcuna esitazione e potrà arrivare fino alla destituzione del più alto responsabile dell’ente coinvolto”, poiché “il governo, su questo tema, non farà sconti a nessuno”.