Una vita in punta di piedi, in equilibrio tra sogni e disciplina. Il percorso artistico di Marcus Morelli (nella foto di Pierre Toussaint), oggi ballerino dell’Australian Ballet, nasce quasi per caso e prende forma in un ambiente che, almeno all’inizio, non sente suo. Fin da bambino cresce tra scarpette di gesso, plié e interminabili saggi, seguendo le due sorelle che studiano danza classica. Lui, però, ha la testa altrove: preferisce il calcio, il basket e qualsiasi sport gli permetta di stare all’aria aperta.
Eppure, è proprio quella frequentazione quotidiana, quasi inevitabile, a cambiare lentamente la direzione del suo cammino. Per anni le insegnanti cercano di convincerlo a entrare in sala, anche perché i ragazzi che studiano balletto sono pochissimi. Alla fine cede, più per mettere fine a quelle continue insistenze che per autentica curiosità. A dieci anni inizia a prendere le prime lezioni. È solo un’attività in più, un modo diverso di muoversi. Ma tre anni dopo qualcosa cambia definitivamente.
“Sono il figlio di mezzo tra due sorelle – esordisce –. Loro hanno sempre studiato danza classica, jazz e tip tap. Io, invece, vivevo di altri sport”.
Il padre, di origine toscana, gli offre un sostegno costante. Ma a spalancargli le porte del balletto è soprattutto la madre. Troppo piccolo per restare a casa da solo, Marcus la accompagna alle lezioni, ai saggi e alle competizioni delle sorelle. “Credo che mia madre avesse paura che mi facessi male. Da bambino ero piuttosto incline agli incidenti”, racconta sorridendo.
Così, senza accorgersene, cresce in quel microcosmo fatto di insegnanti, allieve e famiglie. Lo osserva da spettatore, senza immaginare che un giorno ne farà parte.
“Mi chiedevano continuamente di provare una lezione. All’epoca c’erano pochissimi ragazzi e tutte le scuole cercavano di coinvolgerne il più possibile. Alla fine ho detto: ‘Va bene, farò una lezione, ma poi smettetela di chiedermelo’”.
L’ingresso in sala, però, è tutt’altro che rivelatore.
“Non mi sono innamorato subito del balletto. Ricordo soltanto che mi sentivo un po’ impacciato, perché non avevo la minima idea di quello che stessi facendo”.
La preparazione atletica gli permette di affrontare gli esercizi con una certa facilità, ma il senso più profondo di quella disciplina gli sfugge ancora.
A intuire il suo potenziale è invece la sua insegnante. Dopo alcuni anni di studio e le prime esperienze sul palcoscenico, decide di mostrargli ciò che esiste oltre i confini della scuola. La svolta arriva attraverso un DVD.
“Avevo circa tredici anni. La mia insegnante mi prestò un documentario, Born to Be Wild, che raccontava la vita di quattro Principal Artist dell’American Ballet Theatre di New York”.
Quelle immagini cambiano il suo modo di guardare la danza.
“Per la prima volta vidi salti incredibili, pirouette infinite, prese spettacolari. Non immaginavo che il balletto potesse arrivare a quel livello”.
Fino a quel momento la sua esperienza si era limitata alle lezioni e a qualche competizione locale. Quel documentario gli rivela invece una dimensione completamente diversa, fatta di tecnica, ambizione e, soprattutto, possibilità.
“Mi aprì gli occhi. Compresi quanto fosse grande quel mondo e quanto ancora ci fosse da imparare”.
Da allora il balletto smette di essere un semplice passatempo. Diventa una sfida, e al contempo, un bellissimo obiettivo.
“Volevo imparare tutto quello che avevo visto fare a quei ballerini. Non sapevo come, ma ero convinto che, lavorando abbastanza, ci sarei potuto arrivare anch’io”.
Marcus aumenta così il numero delle ore in sala, cresce il rigore degli allenamenti e cambia il suo approccio alla disciplina. Ogni esercizio diventa un tassello di un percorso costruito con pazienza e determinazione. Più migliora, più nasce il desiderio di spingersi oltre, trasformando la sfida quotidiana nel motore della propria crescita.
“Improvvisamente, non è stata più soltanto uno sport, ma una passione: è diventata la sfida più bella della mia vita, quella che ancora oggi mi spinge a cercare, ogni giorno, di essere un ballerino migliore”.
Quella determinazione lo porta, negli anni, a entrare nell’Australian Ballet, una delle compagnie più prestigiose del Paese, dove ha l’opportunità di confrontarsi con il grande repertorio classico e con produzioni contemporanee. Sul palcoscenico interpreta ruoli in titoli iconici come Lo Schiaccianoci, Il lago dei cigni, Don Chisciotte, Romeo e Giulietta, ecc. esperienze che gli permettono di esplorare sfumature sempre nuove dell’arte della danza e di crescere come interprete. Il suo ruolo preferito? “È difficile sceglierne uno solo. L’anno scorso abbiamo portato in scena una versione contemporanea della Carmen, uno spettacolo che, dal punto di vista interpretativo, mi ha costretto a scavare in emozioni molto oscure. È stato necessario raggiungere luoghi interiori davvero profondi, anche come attore”, confessa.
Una tavolozza di emozioni e sensazioni che il ballerino riesce ad esprimere a pieno solo attraverso il movimento del proprio corpo. “Ogni mattina iniziamo con una lezione di danza classica per affinare la tecnica. L’allenamento è assolutamente indispensabile per muoversi, e quindi esprimersi, al meglio” asserisce.
Una preparazione quotidiana che permette di affrontare ogni produzione con la stessa dedizione, trasformando lo spettacolo in un dialogo silenzioso con il pubblico in cui rigore tecnico ed espressività si fondono in un equilibrio delicato. “È proprio questa continua ricerca di perfezione – spiega – a rendere la danza una disciplina inesauribile”. Un percorso artistico che continuerà anche nei prossimi mesi con la nuova stagione dell’Australian Ballet, che porterà in scena The Nutcracker, uno dei capolavori più amati del repertorio classico, in programma a Melbourne dal 24 al 31 ottobre.