MANAGUA – Il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo ha avviato l’iter della riforma costituzionale volta a limitare la partecipazione dell’opposizione e ha rivelato che il progetto prevede anche mandati presidenziali di sette anni “rinnovabili”, una formula che potrebbe agevolare la permanenza di entrambi al potere.
L’iniziativa prende forma dopo che Ortega aveva chiesto pubblicamente l’approvazione di leggi per garantire la permanenza del sandinismo al governo e innalzare un “muro” giuridico contro i suoi avversari, come riportato da questo giornale.
Durante le celebrazioni per il 47° anniversario della Rivoluzione sandinista, svoltesi il 19 luglio, il co-presidente ha dichiarato che non avrebbe più consentito elezioni attraverso le quali l’opposizione potesse arrivare al governo. Ha inoltre accusato i suoi avversari di agire al servizio degli Stati Uniti e di voler appropriarsi delle risorse pubbliche.
In quel momento, il presidente dell’Assemblea nazionale, Gustavo Porras, aveva confermato che il Parlamento e il Consiglio Supremo Elettorale avevano iniziato a predisporre le modifiche legislative, senza però fornire dettagli sul loro contenuto.
Ora Porras ha presentato all’Assemblea nazionale, controllata dal Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), la relazione illustrativa della riforma. La proposta introdurrebbe mandati presidenziali di sette anni “rinnovabili”, anche se il testo completo degli articoli non è stato ancora pubblicato.
Non è quindi ancora chiaro se il rinnovo richiederà un’elezione popolare, un voto parlamentare o un’altra forma di ratifica. Questa ambiguità apre la possibilità che Ortega e Murillo prolunghino la loro permanenza al potere senza sottoporsi a una reale competizione elettorale.
Il governo ha inoltre precisato la portata delle nuove cause di ineleggibilità politica. La riforma impedirebbe di ricoprire incarichi elettivi o di nomina a chiunque abbia svolto funzioni di direzione, finanziamento o partecipazione, diretta o indiretta, alle proteste del 2018, considerate dall’esecutivo un tentativo di colpo di Stato.
L’ampiezza di queste categorie potrebbe coinvolgere dirigenti, attivisti, organizzazioni della società civile e persone che hanno sostenuto le manifestazioni. Inoltre, il Consiglio Supremo Elettorale riceverebbe il potere di annullare candidature e revocare la personalità giuridica dei partiti che non rispettino le nuove disposizioni.
Successivamente Porras ha attenuato le dichiarazioni di Ortega, sostenendo che il Nicaragua continuerà a celebrare elezioni, ma senza la partecipazione di coloro che le autorità definiranno “golpisti”, “traditori della patria” o legati a interessi stranieri.
È stato inoltre modificato il calendario inizialmente previsto. La riforma non arriverà più in aula durante la prima settimana di agosto.
Murillo ha annunciato che il mese di agosto sarà dedicato a un ciclo di consultazioni con istituzioni statali, settori economici, chiese, università, organizzazioni sociali e comunità indigene e afrodiscendenti. Il processo è iniziato con una presentazione al corpo diplomatico accreditato a Managua e proseguirà fino alla fine del mese.
Successivamente una commissione speciale elaborerà il parere da sottoporre a una prima votazione nei primi giorni di settembre. Trattandosi di una riforma costituzionale, il progetto dovrà ottenere una seconda approvazione parlamentare, prevista per gennaio 2027.
L’Assemblea nazionale è saldamente controllata dal FSLN, per cui l’iniziativa non dovrebbe incontrare ostacoli significativi durante l’iter parlamentare.
Ortega è tornato alla presidenza nel gennaio 2007 ed è stato rieletto nel 2011, nel 2016 e nel 2021. Una sentenza della Corte Suprema aveva inizialmente autorizzato la sua candidatura nonostante i limiti previsti dalla Costituzione e, nel 2014, una riforma costituzionale ha eliminato le restrizioni alla rielezione.
Il deterioramento della competizione elettorale si è accentuato in vista delle elezioni del 2021, quando le autorità hanno incarcerato sette possibili candidati alla presidenza, messo fuori legge diversi partiti e escluso i principali avversari del governo.
Nel 2025 un’ulteriore modifica della Costituzione ha esteso il mandato presidenziale da cinque a sei anni, ha concentrato maggiori poteri nelle mani dell’esecutivo e ha trasformato Murillo, fino ad allora vicepresidente, in co-presidente.
La nuova proposta estenderebbe nuovamente la durata del mandato a distanza di appena un anno e innalzerebbe a livello costituzionale meccanismi di esclusione politica che erano già applicati attraverso leggi ordinarie. La sua portata definitiva sarà nota quando l’Assemblea pubblicherà il testo completo della riforma.