Timori per la perdita di rappresentanza con la richiesta che siano tutelate le specificità delle comunità dell’Asia-Pacifico.
La recente riforma elettorale approvata dal Parlamento italiano, che riduce le circoscrizioni della Camera dei Deputati dedicate agli italiani residenti all’estero da quattro a due, Europa e Resto del Mondo, continua a suscitare un acceso dibattito tra le comunità italiane oltreconfine.
Abbiamo raccolto le opinioni di rappresentanti istituzionali, esponenti della comunità e cittadini italo-australiani per capire quali siano le principali preoccupazioni e aspettative.
Tra le voci più critiche c’è quella del senatore eletto nella Circoscrizione Estero, Francesco Giacobbe, secondo il quale la riforma rappresenta un passo indietro rispetto ai principi che avevano ispirato la riforma costituzionale del 2000 e la successiva legge Tremaglia del 2001: “Questa riforma sottrae rappresentanza agli italiani nel mondo e tradisce lo spirito con cui la legge Tremaglia e la riforma costituzionale del 2001 avevano costruito la Circoscrizione Estero: dare voce alle diverse comunità italiane attraverso una rappresentanza realmente territoriale - afferma Giacobbe -. Le audizioni al Senato hanno confermato che questa è una scelta che pone seri interrogativi anche sul piano costituzionale e che meriterebbe una riforma organica, non un intervento frettoloso. Purtroppo, ho la netta impressione che dietro questa operazione non vi sia la volontà di migliorare la rappresentanza degli italiani all’estero, ma esclusivamente un calcolo politico per recuperare qualche seggio in più”.
Un tema ricorrente emerso dai commenti raccolti riguarda proprio il rischio che realtà molto diverse tra loro vengano accorpate in un’unica grande circoscrizione, rendendo più difficile rappresentarne le esigenze specifiche. Per Luigi Di Martino, presidente del Com.It.Es NSW, le conseguenze potrebbero farsi sentire concretamente nel lavoro quotidiano delle istituzioni locali: “Per la comunità italiana in Australia, questa decisione significa una rappresentanza che non sarà in grado di comprendere e seguire le esigenze del territorio. Sarà molto più difficile per i Com.It.Es lavorare con i parlamentari su questioni come il miglioramento dei servizi consolari, il sostegno all’insegnamento della lingua italiana e il finanziamento di iniziative a favore degli italiani all’estero. È difficile immaginare come le esigenze specifiche dei cittadini italiani residenti in Australia possano essere rappresentate efficacemente da parlamentari eletti in Sud America o residenti in altre parti del mondo”.
Anche il presidente dell’Australian Business Summit Council Inc., Frank Alafaci, richiama l’attenzione sulla forte eterogeneità delle comunità italiane sparse nel mondo: “Ritengo che qualsiasi riforma elettorale debba preservare una rappresentanza significativa per gli italiani che vivono all’estero. Accorpare le attuali circoscrizioni estere in sole due aree rischia di riunire comunità le cui realtà geografiche, sociali ed economiche sono profondamente diverse. Per le comunità italiane in Australia e nell’intera regione Asia-Pacifico, una rappresentanza efficace e una responsabilità diretta nei confronti degli elettori devono rimanere una priorità”.
Una riflessione simile arriva anche dal cittadino italo-australiano Maurizio Mezzatesta, nato in Australia da genitori italiani, in possesso di doppio passaporto italiano e australiano, che sottolinea il valore della partecipazione civica degli italiani residenti all’estero: “Gli italiani che vivono all’estero continuano a far parte della comunità nazionale e meritano una rappresentanza equa e significativa in Parlamento. Mi preoccupa che la riduzione delle circoscrizioni elettorali estere possa indebolire la nostra voce o rispondere a interessi politici di breve termine. Allo stesso tempo, noi italiani residenti all’estero abbiamo anche la responsabilità di mantenerci informati, coinvolti e proattivi”.
Più netto il giudizio espresso da Felice Montrone, segretario generale per l’Australia della Confederazione Italiani nel Mondo, che parla apertamente di una perdita di diritti: “Ci hanno derubato del nostro diritto di voto, assorbendoci nell’Argentina e perdendo rappresentanza”. Montrone propone inoltre una soluzione radicale: abolire completamente i seggi elettorali esteri e far votare gli italiani residenti all’estero nel proprio collegio di iscrizione in Italia, per corrispondenza, “come fanno gli australiani”.
Luigi De Luca, esponente della comunità italiana di Sydney, pone invece l’accento sul ruolo che le comunità italiane all’estero hanno svolto negli anni nella promozione dell’Italia: “L’Italia rischia di dimenticare i connazionali in Australia. Negli ultimi decenni noi italiani nel mondo abbiamo dimostrato di essere una risorsa inestimabile per il nostro Paese, agendo come ambasciatori del Made in Italy, della nostra cultura e della nostra lingua. Le criticità del voto postale si superano con controlli più severi e con l’ascolto delle comunità locali, non con l’isolamento di intere ripartizioni continentali”.
Più prudente la posizione di Roberto Tagliaferri, segretario generale della Italian Chamber of Commerce and Industry in Australia (ICCIAUS), che, pur riconoscendo le preoccupazioni della comunità, preferisce non entrare nel merito del dibattito politico: “Mi sembra evidente che, raggruppando le circoscrizioni, l’Australia perda rappresentatività, non potendo competere in termini numerici con comunità esponenzialmente più numerose, ma mi astengo dal commentare proposte di legge del governo italiano, nonostante condivida la preoccupazione della comunità italo-australiana. Stiamo a vedere cosa succederà”.
Anche Domenico Stefanelli, presidente del GIA Network, il network dei giovani italo-australiani, ha espresso la sua perplessità: “La nostra preoccupazione è che una rappresentanza sempre più distante dai territori possa rendere più difficile ascoltare e dare voce a una comunità giovane, dinamica e profondamente diversificata come quella italiana in Australia. Oggi convivono giovani italiani che hanno scelto di costruire qui il proprio percorso di vita e professionale, insieme a seconde e terze generazioni che, pur essendo nate all’estero, continuano a dare un significato nuovo e autentico all’identità italiana. Perdere un contatto diretto con queste realtà significherebbe rischiare di non comprenderne appieno i bisogni, le esperienze, le sfide e le aspirazioni. La nostra non vuole essere una presa di posizione politica, bensì un invito a riflettere sul valore della vicinanza”.
Pur con sfumature diverse, dalle testimonianze raccolte emerge un denominatore comune: la preoccupazione che la nuova configurazione della Circoscrizione Estero possa ridurre la capacità di rappresentare le specificità delle comunità italiane dell’Asia-Pacifico all’interno del Parlamento italiano.
Accanto alle critiche, emerge anche il richiamo, espresso da alcuni intervistati, a mantenere alta la partecipazione civica e il coinvolgimento degli italiani residenti all’estero, indipendentemente dall’evoluzione della riforma.