WASHINGTON - Il Senato degli Stati Uniti ha confermato la nomina di Jay Clayton a direttore dell’Intelligence Nazionale, ponendo fine al controverso mandato ad interim di Bill Pulte, funzionario del settore immobiliare e fedelissimo di Donald Trump rimasto in carica per oltre un mese. 

L’esito della votazione (terminata con 51 voti a favore e 47 contrari) ha registrato una spaccatura politica più accentuata rispetto alle previsioni nate dopo la designazione di Clayton a giugno. Se in una prima fase molti esponenti democratici avevano accolto favorevolmente il suo profilo, l’orientamento dell’opposizione è cambiato radicalmente in seguito all’audizione di conferma tenutasi a luglio, durante la quale Clayton è stato sollecitato a riconoscere la vittoria di Joe Biden alle presidenziali del 2020. Pur definendo a più riprese Biden come vincitore “certificato”, il neodirettore ha evitato di rispondere in modo diretto alla domanda. 

“Jay è eccezionale sotto ogni punto di vista e farà un lavoro spettacolare come direttore!”, ha scritto Trump su Truth a margine del voto. Clayton, ex procuratore federale ed ex responsabile della regolamentazione dei titoli finanziari, subentra a Tulsi Gabbard, dimessasi il mese scorso, ereditando la guida di un apparato di sicurezza composto da 18 agenzie, segnato da continui avvicendamenti ai vertici e riduzioni del personale. 

La conferma di Clayton si inserisce in un clima di crescente preoccupazione riguardo alle pressioni dell’amministrazione sulle agenzie di sicurezza per riaprire il dibattito sulle elezioni del 2020 e mettere in discussione la regolarità del voto. All’inizio del mese, durante un intervento televisivo dalla Casa Bianca, Trump ha diffuso informazioni declassificate sostenendo che dimostravano un’interferenza cinese, ribadendo la tesi di consultazioni truccate. 

In questo quadro si è inserita la gestione ad interim di Bill Pulte, un fedelissimo del presidente privo di precedenti esperienze nel campo della sicurezza, le cui azioni hanno suscitato allarme tra i parlamentari di entrambi gli schieramenti. Pulte ha impiegato la sua contemporanea carica di responsabile federale per la regolamentazione immobiliare per segnalare diversi oppositori politici a possibili procedimenti giudiziari, promuovendo al contempo incisivi tagli all’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale.  

Poco prima della votazione su Clayton, Pulte ha dichiarato che una quinta ondata di licenziamenti avrebbe ridotto l’organico dell’ente di coordinamento di circa il 30% nel giro di poche settimane. Di fronte alla linea di Pulte, i Democratici avevano inizialmente considerato Clayton un’alternativa più istituzionale, prima di compattarsi nel voto contrario dopo la sua udienza. “Non sono un negazionista delle elezioni”, ha affermato Clayton ai senatori durante il passaggio in commissione, senza tuttavia chiarire la propria posizione sulla vittoria di Biden. 

La risposta dell’opposizione è stata particolarmente dura. Mark Warner, vicepresidente democratico della Commissione Intelligence del Senato, ha spiegato che il partito si è trovato “tra l’incudine e il martello”, attratto dal superamento dell’interim di Pulte ma allarmato dalle risposte di Clayton.  

Più severo il giudizio del senatore Adam Schiff, che alla Cnn ha dichiarato: “Ciò suggerisce che, se il presidente vuole che le agenzie di intelligence inventino qualcosa per giustificare l’interferenza elettorale nelle elezioni di metà mandato, Jay Clayton non ha la spina dorsale per opporsi”. Il leader dei Democratici al Senato, Chuck Schumer, ha a sua volta bollato come “pessima” la prova offerta da Clayton in audizione. 

Sul fronte opposto, i Repubblicani hanno difeso il percorso del neodirettore, richiamando il suo operato alla guida della Securities and Exchange Commission (SEC) durante il primo mandato Trump e il successivo lavoro come procuratore per il Distretto Meridionale di New York. Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha sostenuto che le competenze maturate da Clayton nel contrasto alla criminalità finanziaria e nella gestione dei casi di sicurezza nazionale ne fanno una figura d’esperienza adeguata a fronteggiare il quadro delle minacce attuali. 

La nomina potrebbe sbloccare le trattative sulla Sezione 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), la norma che consente alle autorità statunitensi di raccogliere comunicazioni di cittadini stranieri all’estero senza un mandato specifico. I Democratici avevano bloccato il rinnovo dell’autorizzazione per contrastare la gestione ad interim di Pulte e scongiurare possibili eccedenze di potere; un’eventuale proroga della legge non si prospetta tuttavia prima di settembre, data la pausa estiva dei lavori parlamentari.