BRUXELLES (Belgio) - Arriva un altro Diamond Trophy nella collezione di Andy Diaz. Il campione europeo e primatista italiano con 18,15 vince la sua terza finale di Diamond League da italiano (la quarta complessiva) e firma l’impresa al primo salto con 17,74 (-0,6) e appena 2 cm lasciati allo stacco, togliendo il primato del meeting allo statunitense Taylor, leggenda della specialità. Si tratta della nona corona del circuito che viene conquistata da un atleta italiano, un bottino partito appena sei stagioni fa, con la prima vittoria di Gianmarco Tamberi. L’italo-cubano vince al primo salto, quindi, nella serie fa seguire 17,04 (0,5) lasciando 16 cm e atterrando in piedi, rinuncia ai due salti centrali della gara, al quinto c’è un nullo netto e a gara vinta chiude con 17,33 (0,0). La sfida con Pichardo è vinta, con il portoghese autore di un’ottima gara e la miglior misura in apertura (17,50/-0,5). Altra cifra-record per Diaz: con questa vittoria conquista il settimo successo in Diamond League da italiano, il decimo in tutta la carriera con le tre precedenti vittorie da cubano.
Per Leonardo Fabbri c’è il quarto posto nel lancio del peso. Allo stadio del Re Baldovino l’azzurro è subito oltre i 22 metri in una gara con solo sei atleti che si consuma in poco più di 30’. Il fiorentino apre con 22,03 ma c’è la risposta del mancino giamaicano Campbell (22,25) che al secondo turno trova il nuovo record nazionale (22,62). Per Fabbri c’è a seguire un 21,51 e un nullo nel terzo turno in cui viene superato dagli statunitensi Geist e Kovacs. Il fiorentino due volte campione d’Europa non trova la misura per risalire al quarto lancio (20,69), prosegue con un altro nullo e chiude nuovamente vicino ai 22 metri con 21,98, archiviando la 12ª prestazione oltre i 22 in questa stagione. Nell’ultimo lancio della gara è ancora Campbell a stupire, fiondando il peso oltre i 23 metri a 23,08, quarto performer di sempre e primo non statunitense, migliore prestazione mondiale dell’anno tolta proprio a Fabbri e primato del meeting (sempre del fiorentino con il record italiano di 22,98). Geist e Kovacs si fermano a 22,23 e 22,09. Gara di grandissimo livello, decima volta nella storia della specialità con quattro atleti oltre i 22 metri.
Tamberi è terzo nella finale del salto in alto. Il campione europeo di Birmingham entra in gara a 2,16, sveste la calzamaglia per i 2,21 valicati in scioltezza, conferma alla prima prova i 2,25 al pari dell’ucraino Doroshchuk, salito come l’azzurro senza errori. A 2,28 il polacco Kolodziejski, che aveva avuto bisogno di tre prove per superare i 2,25, centra la misura del proprio primato outdoor al primo tentativo e va in testa dopo l’errore netto di Gimbo e dell’ucraino, oltre a quelli di Harrison (tre prove per i 2,16 e altrettante per i 2,21 poi 2,25 alla prima). L’azzurro rinuncia ai tentativi successivi per riservarsene due a 2,31 ma si ritrova terzo in classifica, dopo il terzo tentativo vincente di Harrison a 2,28, mentre Doroshchuk chiude la gara con tre errori alla quota spartiacque. Per Tamberi il primo tentativo a 2,31 c’è come altezza ma la parabola non è quella giusta, nullo in fase discendente. Poi arriva la beffa di un salto che sembrava fatto, con l’asticella che cade dopo essere inizialmente rimasta sui ritti. L’azzurro deve rinunciare a vincere per la quarta volta la finale di Diamond League, terzo a pari merito con Doroshchuk. Il trofeo va al polacco Kolodziejski davanti allo statunitense Harrison.
La serata si era aperta con il record della Diamond League e primato americano di Chase Jackson-Ealey (21,14) che conquista il terzo Diamond Trophy sulla canadese Mitton (20,64) e sull’olandese Schilder (20,57). Record della Diamond League in apertura e in chiusura di meeting, il valore aggiunto lo firma il botswano Collen Kebinatshipi che nei 400 metri chiude con un eccezionale 43.40.