BRUXELLES - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, stringe i tempi e l’alleanza atlantica si prepara a un passaggio cruciale. Alla vigilia del prossimo summit della Nato ad Ankara, Washington lancia un chiaro avvertimento ai partner europei: la Casa Bianca si aspetta che “tutti gli alleati” si mettano in regola con l’impegno di spendere il 5% del Pil per la difesa e la sicurezza, un traguardo concordato l’anno scorso durante il vertice dell’Aia. 

A delineare la linea della presidenza Usa è stato l’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, durante un briefing online con la stampa. Il diplomatico non ha usato giri di parole, evidenziando come all’interno dell’Alleanza si stia registrando una spaccatura tra Paesi virtuosi e Paesi “in ritardo”. 

Il prossimo vertice di Ankara, ha spiegato Whitaker, “sarà un metro di misura dei progressi rispetto agli impegni di difesa dell’Aja. Prenderemo in considerazione anche, e soprattutto, le capacità, perché non si tratta solo di spendere soldi”. L’obiettivo strategico di Washington resta il trasferimento dell’onere finanziario della sicurezza convenzionale direttamente sulle spalle dei governi europei.  

Un passaggio che, secondo la Casa Bianca, deve tradursi in commesse per l’apparato industriale statunitense: “In definitiva, si tratta delle capacità che vengono acquisite con quella spesa: il trasferimento di oneri che sta avvenendo qui in Europa. All’Aja, gli alleati si sono impegnati a spendere quasi centoventi miliardi di dollari in spese per la difesa, metà dei quali destinati ad attrezzature e armamenti di fabbricazione Usa: solo gli Stati Uniti possono produrre su quella scala. Ed è un buon inizio”. 

Per Whitaker, il primo anno post-Aia rappresenta solo l’avvio di un piano a lungo termine. Tuttavia, se da un lato ci sono Paesi come la Polonia, la Germania, i Baltici e l’area nordica che “fanno da apripista” (con alcuni già al 5% o vicini a percorsi credibili per arrivarci a breve termine), dall’altro rimangono troppi ritardi. “Il presidente Trump – sottolinea l’ambasciatore – si aspetta pienamente che tutti gli alleati si attivino immediatamente e si mettano sulla strada del cinque percento, e che lo facciano con urgenza”.  

Per gli Stati Uniti, il potenziamento industriale e l’innovazione tecnologica sulle due sponde dell’Atlantico dovranno marciare di pari passo, costringendo tutti i partner a dimostrare traiettorie di crescita significative, sia quantitative che qualitative. 

Il dossier della spesa si intreccia inevitabilmente con la presenza geopolitica sul territorio. L’ambasciatore Whitaker ha preannunciato che gli Stati Uniti intendono avviare discussioni in via “bilaterale” con i singoli alleati in merito all’uso delle basi militari, delle concessioni di sorvolo e dell’accesso logistico. Una mossa legata alla necessità di riposizionare lo scacchiere delle forze armate Usa di fronte alle nuove sfide globali. 

Whitaker ha tenuto a precisare che la ricollocazione delle truppe sarà gestita come un dossier prettamente tecnico, lontano dalle pressioni diplomatiche: “Cercheremo altre opportunità per promuovere discussioni bilaterali su altre questioni che dovranno essere definite con gli alleati. Ma, in definitiva, si tratta di una revisione militare. Sarà fatta dal Pentagono, e non ci sarà alcuna influenza politica. Sarà basata esclusivamente sulle minacce e sulle esigenze degli Stati Uniti d’America”. 

Dietro il richiamo della Casa Bianca si nasconde anche una recente frizione politica legata alla guerra contro l’Iran. Whitaker ha rivelato la forte irritazione del presidente Trump per la condotta tenuta da alcune cancellerie europee durante le prime fasi delle operazioni militari in Medio Oriente, in particolare in occasione del lancio dell’operazione Epic Fury. 

“Ci aspettavamo che i nostri alleati si unissero a noi. Il presidente ha espresso delusione per la riluttanza di un paio dei nostri alleati a sostenerci nell’utilizzo delle nostre basi nei loro Paesi. E, cosa altrettanto importante, è anche incredibilmente deluso dalle dichiarazioni politiche uscite intorno al periodo del lancio di Epic Fury. Penso che quei giorni siano passati, per fortuna. Penso che tutti nell’Alleanza capiscano che siamo un’alleanza politico-militare e che le relazioni politiche sono incredibilmente forti”. 

Il diplomatico ha ammesso che, se la cooperazione e la relazione strettamente militare rimangono profonde, lo scontro si è consumato sul piano del posizionamento politico delle leadership locali. “Questo è il mio lavoro, il lavoro dei miei colleghi. Ma è anche compito dei nostri ministri, dei nostri Capi di Stato, dei nostri capi di governo e dei nostri leader”, ha concluso Whitaker, auspicando che il lavoro diplomatico svolto sia pubblicamente che privatamente porti ad Ankara un vertice di successo capace di consolidare i rapporti strategici dell’Alleanza.