CANBERRA – Circa 3,6 milioni di famiglie australiane hanno sperimentato difficoltà nell’accesso al cibo nell’ultimo anno, 100mila in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Lo rivela l’ultimo Hunger Report di Foodbank Australia.

Il rapporto rileva che un nucleo su tre ha dovuto far fronte a una qualche forma di insicurezza alimentare e che per il 69 per cento delle famiglie coinvolte il problema si è presentato per la prima volta nell’ultimo anno.

Foodbank attribuisce l’aumento soprattutto alla crisi del costo della vita e all’impatto dei tassi d’interesse più elevati sui bilanci familiari.

Secondo l’organizzazione, il cibo rappresenta spesso la prima voce su cui le famiglie intervengono quando le risorse iniziano a scarseggiare.

Prima di ridurre altre spese essenziali, molti nuclei cercano infatti di continuare a pagare affitto o mutuo, utenze e trasporti necessari per il lavoro, finendo per comprimere il budget destinato alla spesa alimentare.

Le difficoltà risultano più accentuate nelle aree regionali rispetto ai grandi centri urbani.

Quasi un quarto delle famiglie che vivono fuori dalle principali città ha sperimentato una forma grave di insicurezza alimentare, contro il 18 per cento dei nuclei metropolitani.

La fascia d’età più colpita è quella tra i 18 e i 34 anni, mentre il rapporto evidenzia anche una situazione particolarmente critica tra le famiglie delle Prime Nazioni: oltre la metà ha affrontato problemi di accesso al cibo e circa il 40 per cento è rientrato nella categoria più grave.

Foodbank Australia ha accolto positivamente i 700mila dollari di finanziamenti straordinari annunciati dal governo federale, pur sottolineando che l’intervento non sarà sufficiente da solo a risolvere un problema ormai divenuto strutturale.

L’organizzazione chiede un approccio coordinato tra agricoltura, sanità, istruzione e politiche sociali per affrontare le cause della crescente vulnerabilità economica.

Tra le proposte figura anche la creazione di un programma nazionale per la colazione nelle scuole, con l’obiettivo di raggiungere tutti i bambini entro il 2030.

Foodbank gestisce già 3.649 programmi di questo tipo in tutto il Paese e considera la loro espansione uno dei pochi segnali positivi emersi dall’ultima rilevazione.

L’organizzazione sostiene che garantire l’accesso al cibo nelle scuole possa contribuire non solo a ridurre la fame, ma anche a migliorare la capacità di apprendimento e la partecipazione degli studenti.