DUBAI - Un dramma ad alta quota che ha rischiato di trasformarsi in una tragedia di proporzioni globali è stato sventato grazie al gesto eroico del comandante e alla reazione di alcuni passeggeri. Durante il volo Flydubai FZ1073, in viaggio da Dubai a Tel Aviv con 174 persone a bordo (tra cui 166 israeliani), il copilota di nazionalità omanita ha aggredito e accoltellato il comandante indiano Smit Machchhar nel tentativo di far precipitare il velivolo.  

L’aereo ha perso oltre 4.000 metri (circa 17.000 piedi) di quota in pochissimi secondi, virando bruscamente mentre il secondo pilota cercava di distruggere i comandi, prima che l’intervento congiunto del pilota ferito e dei passeggeri permettesse di riprendere il controllo del Boeing e di effettuare un atterraggio d’emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita. 

Pilota da 17 anni e comandante da 11, Smit Machchhar ha raccontato i drammatici momenti dell’aggressione dal suo letto d’ospedale nel corso di una videochiamata con il premier indiano Narendra Modi, diffusa sui canali social del primo ministro. Nonostante le gravissime ferite riportate durante la colluttazione, Machchhar ha trovato la forza di reagire per salvare la vita delle persone a bordo: “Stavo cercando di salvarmi la vita, ma sapevo che non potevo lasciare morire tutte quelle persone. Avevo così tante ferite che ero crollato. È stato allora che ho sentito che l’aereo stava precipitando. Sapevo che era la mia ultima possibilità e che la porta era proprio lì. In quel momento continuavo a ricevere colpi, ma ho semplicemente aperto la porta e sono entrati tutti”. 

Rivolgendosi a Modi, Machchhar ha aggiunto: “Lei è il mio più grande idolo. Sono orgoglioso del modo in cui mi sta incoraggiando oggi. Ho riportato molte ferite, ma mi sono detto che dovevo rialzarmi e agire. In quel momento, mi sono spinto oltre i miei limiti per aprire la porta della cabina di pilotaggio”. Il premier indiano ha elogiato “l’immenso coraggio” del pilota, sottolineando come la sua fermezza abbia evitato una grande tragedia. 

Una volta sbloccata la porta della cabina, alcuni passeggeri sono irrotti all’interno per neutralizzare l’aggressore. A raccontare la dinamica è stato il primo passeggero intervenuto, durante l’incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu all’aeroporto Ben Gurion dopo l’arrivo sani e salvi dei viaggiatori a Tel Aviv. 

L’uomo ha spiegato che, una volta entrato, non ha trovato nessuno dei piloti seduto: “Ho visto il terrorista che era ai comandi, tra i due sedili, non c’erano piloti seduti. Ho afferrato il terrorista, l’ho bloccato ed ho iniziato a trascinarlo fuori”. Rispondendo a Netanyahu, che chiedeva cosa stesse facendo l’attentatore, il passeggero ha precisato: “Stava cercando di distruggere i comandi per poter disabilitare l’aereo”. 

Mentre l’aereo continuava a inclinarsi pericolosamente, l’uomo ha chiesto l’aiuto di altri connazionali per immobilizzare l’aggressore e prenderne il posto: “Sono rientrato ed ho afferrato i comandi ed ho iniziato a tirarlo”, spiegando di aver saputo come agire avendo visto “Mayday”, un documentario sui disastri aerei. “L’aereo ha iniziato a raddrizzarsi un po’ e a questo punto il pilota mi ha detto che avrebbe preso il controllo da quel momento in poi”, ha concluso. 

L’episodio ha suscitato forti reazioni internazionali, a partire dagli Emirati Arabi Uniti. Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino, ha parlato su X di “un pericoloso atto di terrorismo” e di “un possibile disastro” sventato grazie alla “professionalità“, al “coraggio” e al “senso di responsabilità” del comandante Machchhar, definendolo un “vero eroe”. 

Dal canto suo, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha reso omaggio allo straordinario coraggio del pilota e dei passeggeri, affermando che “hanno impedito una catastrofe che avrebbe potuto avere conseguenze globali”, paragonando l’azione alla prevenzione di “un nuovo 11 settembre”.  

Commentando l’accaduto ai microfoni di Fox News, Netanyahu ha dichiarato: “È Hollywood all’ennesima potenza. Non si può inventare una cosa del genere. È difficile credere che possa accadere davvero nella vita reale, e invece è successo. I passeggeri passano attraverso un metal detector, ma non sono sicuro che i piloti lo facciano sempre. Quindi potrebbe aver portato con sé un coltello o un’ascia.” 

Sulle motivazioni dell’attentatore, Netanyahu ha aggiunto: “Non conosciamo il suo passato esatto, ma è ovvio che odiava gli israeliani. Si tratta di fanatismo e odio di un livello incalcolabile”. Riguardo a un eventuale coinvolgimento dell’Iran, il premier ha specificato che “è troppo presto per dirlo”, pur anticipando che le autorità contano di chiarire eventuali legami con Teheran nel giro di pochi giorni e affermando che l’aggressore “aveva subito un indottrinamento radicale islamista”. 

Anche il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, è intervenuto per chiedere l’estradizione dell’uomo in Israele: “Chi ha pianificato di far precipitare un aereo e uccidere 180 israeliani deve essere estradato in Israele e pagare qui il prezzo più alto”. 

Un funzionario israeliano citato dal Times of Israel ha rivelato che il copilota omanita aveva espresso sui propri profili social messaggi sull’uccisione di ebrei, mostrando “chiaramente che è stato radicalizzato verso un’ideologia jihadista”. La fonte ha spiegato che “si è trattato di una persona che era disposta a suicidarsi”, aggiungendo che “certamente sembra che sia stato un attentatore suicida che probabilmente avrebbe cercato di far precipitare quell’aereo”. 

Attualmente il copilota si trova in custodia e sotto inchiesta in Arabia Saudita. Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, ha ordinato l’apertura formale di un’indagine affidata a una squadra di magistrati specializzati della Procura Pubblica per raccogliere prove, ricostruire la dinamica ed accertare l’eventuale matrice terroristica o la presenza di una pianificazione previa. 

Al Shamsi ha tuttavia invitato alla cautela, esortando ad evitare congetture o conclusioni affrettate prima del completamento delle indagini ufficiali. Israele, che attende l’esito degli accertamenti e la probabile estradizione dell’uomo verso gli Emirati Arabi Uniti, ha già espresso l’intenzione di seguire da vicino gli sviluppi e, se possibile, partecipare direttamente al procedimento.