PARIGI - Non si ferma in Francia l’ondata di proteste studentesche e blocchi delle scuole superiori, in un clima di crescente tensione che precede l’incontro tra il ministro dell’Istruzione, i sindacati e le associazioni degli studenti. Secondo quanto appreso dal quotidiano Le Figaro da fonti di polizia, solo nella mattinata di oggi si contavano già 600 persone arrestate in tutto il Paese. 

La mobilitazione, iniziata il 21 settembre, muove da una serie di richieste per il mondo della scuola e dell’università: gli studenti chiedono un aumento delle risorse, l’assunzione di più docenti, classi meno affollate e interventi strutturali sugli edifici scolastici, oltre a contestare il sistema di accesso agli atenei e le norme sulle tasse di iscrizione. 

Con il passare dei giorni, tuttavia, la protesta è degenerata in episodi di violenza e danneggiamenti in diverse città. A Parigi si registrano roghi agli ingressi degli istituti: i vigili del fuoco sono dovuti intervenire nel XV arrondissement per spegnere le fiamme davanti al cancello del liceo Léonard de Vinci, mentre nel XIII arrondissement l’ingresso di un istituto tecnico superiore è stato annerito da un incendio partito da biciclette e bidoni della spazzatura e propagatesi fino ai cancelli. 

La tensione si traduce anche in gravi atti di violenza contro il personale scolastico. A La Ciotat (Bouches-du-Rhône), il preside del Lycée de la Méditerranée è stato “cosparso di benzina e picchiato” mentre cercava di riportare la calma in una situazione “molto tesa”. L’aggressore, identificato e fermato dalle forze dell’ordine, è stato successivamente rilasciato “a causa del comportamento aggressivo degli studenti del liceo che hanno affrontato la polizia”. Durante i disordini anche una volante della polizia è stata “cosparsa con benzina”, senza tuttavia che si sviluppassero fiamme.  

Il bilancio umano e materiale continua ad aggravarsi. Il ministro Édouard Geffray ha annunciato ai microfoni di Bfmtv che “dall’inizio della settimana, oltre cento scuole superiori hanno subito gravi danni”, aggiungendo che “allo stato attuale, abbiamo avuto 65 membri del personale feriti, di cui 40 presidi”. Le ripercussioni colpiscono anche il tessuto economico locale: secondo i dati del Ministero dell’Istruzione Nazionale, dall’inizio della giornata ben 564 esercizi commerciali hanno dovuto sospendere le attività e abbassare le saracinesche a causa dei disordini. 

Dura la reazione dell’esecutivo di fronte all’escalation. In un intervento alla radio Rtl, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha invocato tolleranza zero: “Quando gli insegnanti vengono attaccati, quando i servizi pubblici vengono attaccati, ovviamente, il sistema giudiziario deve intervenire. C’è una minoranza attiva e violenta. Dobbiamo arrestare queste persone e portarle davanti alla giustizia”. 

I numeri forniti dal Ministero della Giustizia tracciano il quadro dei fermi effettuati da inizio settimana: circa 1.800 persone (1.793) sono state arrestate dalle forze dell’ordine. Di queste, “il novanta per cento sono minorenni” e un terzo risponde dell’accusa di violenza contro le persone. 

“Ho chiesto ai Procuratori Generali di sollecitare una risposta decisa da parte dei pubblici ministeri, il più rapidamente possibile, ma soprattutto di esigere che i genitori siano ritenuti finanziariamente corresponsabili per le malefatte dei loro figli”, ha sottolineato Darmanin. 

Un giudizio condiviso anche dal ministro Laurent Nuñez che, al termine di un vertice con prefetti, vertici della polizia, gendarmeria e servizi segreti, ha denunciato “un peggioramento della situazione che non ha più nulla a che vedere con la legittima espressione delle rivendicazioni degli studenti delle scuole superiori, ma presenta ormai tutte le caratteristiche di una situazione di violenza urbana”.