ROMA - Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha incontrato per circa un’ora la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, nel pieno delle polemiche seguite alla decisione di cambiare i vertici del proprio staff al ministero della Cultura. 

L’incontro arriva all’indomani della notizia dei decreti di revoca predisposti dal ministro nei confronti di Emanuele Merlino – responsabile della segreteria tecnica del Mic e considerato vicino al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari – ed Elena Proietti, capo della segreteria personale del ministro. 

Secondo la ricostruzione diffusa dalla presidenza del Consiglio, l’incontro sarebbe stato “chiesto e ottenuto” da Giuli “al fine di confermare e ribadire la piena sintonia all’interno dell’azione di governo”. 

Da parte della presidente del Consiglio è stata ribadita la piena volontà di sostenere l’operato “di un ministero centrale per l’Italia” e sarebbe emersa “la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro Giuli”, relegando le tensioni delle ultime settimane “alla normale dialettica politica”. 

Da Fratelli d’Italia si tenta quindi di abbassare il livello dello scontro. “State creando un caso sul niente”, ha dichiarato Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica e del tesseramento del partito, intervenendo a margine di un appuntamento elettorale ad Andria. 

“È una dinamica naturale che un ministro possa scegliere o meno il proprio collaboratore, sinceramente non vedo la notizia”, ha aggiunto, accusando parte della stampa di alimentare “gossip e basso chiacchiericcio”. 

Sulla stessa linea anche il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, secondo cui la sostituzione di figure di staff nei ministeri rappresenta una pratica ordinaria. “Non mi sembra una cosa così enorme”, ha osservato, ricordando di avere a sua volta cambiato il capo della propria segreteria quando era viceministro. 

Bignami ha inoltre respinto le polemiche legate al caso del film su Giulio Regeni, finito anch’esso al centro del dibattito politico nelle ultime settimane. “C’è una commissione autonoma che valuta”, ha detto, sostenendo che chi critica il governo avrebbe una concezione politica orientata a interferire con organismi indipendenti. 

Anche la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli, esponente di Forza Italia, ha escluso che le tensioni al ministero della Cultura possano mettere in discussione la tenuta della maggioranza. “Il governo è stabile, forte e credibile”, ha dichiarato, definendo la vicenda “un problema interno al ministero” che non incide sull’azione complessiva dell’esecutivo. 

Di segno opposto le reazioni delle opposizioni. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha parlato di “fine ingloriosa” per il ministero guidato da Giuli, definendolo “il ministro dell’arroganza incapace”. 

Durissimo anche il commento del capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato Luca Pirondini, che ha accusato la maggioranza di essere impegnata soltanto in “regolamenti di conti, guerre di potere ed epurazioni”, mentre il Paese affronta problemi economici e internazionali sempre più pesanti.