NEW YORK - Benjamin Netanyahu lo ha affermato in un’intervista al programma di CBS News, sostenendo che sia arrivato il momento di ripensare il rapporto economico con Washington, pur mantenendo la cooperazione militare tra i due Paesi.

Israele riceve circa 3,8 miliardi di dollari l’anno in aiuti militari americani. L’accordo attuale prevede un totale di 38 miliardi tra il 2018 e il 2028. Netanyahu ha detto di non voler aspettare il prossimo Congresso per iniziare il cambiamento. “Voglio cominciare ora”, ha dichiarato, definendo “assolutamente” opportuno aprire una nuova fase.

Per decenni, gli aiuti militari a Israele hanno goduto di un consenso bipartisan a Washington. Ma il quadro si è incrinato dopo l’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023. Secondo un sondaggio Pew condotto a marzo, il 60 per cento degli adulti americani ha oggi un’opinione sfavorevole di Israele, mentre il 59 per cento dichiara poca o nessuna fiducia nella capacità di Netanyahu di fare la cosa giusta negli affari mondiali. Entrambi i dati sono saliti di sette punti rispetto all’anno precedente.

Netanyahu attribuisce il deterioramento dell’immagine di Israele negli Stati Uniti quasi interamente alla crescita dei social media. Secondo il primo ministro, diversi Paesi non identificati avrebbero manipolato le piattaforme digitali in modo da danneggiare Israele. Ha però aggiunto di non credere personalmente nella censura.

L’intervista si è svolta in un momento delicato anche per Donald Trump, alleato stretto di Netanyahu, la cui popolarità ha subito un rovescio dalla guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran il 28 febbraio. Il conflitto ha contribuito all’aumento dei prezzi dei carburanti e dell’inflazione americana, anche per la stretta iraniana sul traffico nello Stretto di Hormuz, da cui passa normalmente il 20 per cento del petrolio mondiale.

Netanyahu ha ammesso che solo dopo l’inizio della guerra i pianificatori israeliani hanno compreso pienamente la capacità dell’Iran di chiudere lo Stretto. Ha evitato di discutere piani militari o tempistiche, ma ha sostenuto che un indebolimento o una caduta del regime iraniano potrebbe far crollare l’intera rete di alleati armati di Teheran: Hezbollah, Hamas e Houthi.

“È possibile?” - ha detto parlando di un cambio di regime -. “Sì. È garantito? No”.