WASHINGTON - Donald Trump si prepara a firmare gli ordini nel tentativo di contenere prezzi che continuano a pesare sui consumatori americani.

La Casa Bianca ha confermato l’iniziativa, senza fornire dettagli completi, mentre il settore bovino statunitense attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi decenni.

Il numero dei capi su scala nazionale è sceso al livello più basso in 75 anni, dopo lunghi periodi di siccità che hanno inaridito i pascoli, spingendo in alto i costi di alimentazione e costringendo molti allevatori a vendere capi per la macellazione invece di conservarli per la riproduzione. Il risultato è una disponibilità ridotta proprio mentre la domanda resta forte, soprattutto con l’avvio della stagione estiva dei barbecue nell’emisfero settentrionale.

Secondo il Wall Street Journal, Trump potrebbe sospendere temporaneamente le quote tariffarie sul manzo, permettendo a maggiori quantità di carne di entrare negli Stati Uniti con dazi più bassi. Il presidente dovrebbe inoltre chiedere alla Small Business Administration di aumentare i prestiti agli allevatori e ridurre alcune protezioni per lupi grigi e messicani, accusati di predare I bovini.

Per il mercato australiano dell’export di beef, la notizia è positiva. Se Washington allargherà davvero l’accesso al proprio mercato, i grandi esportatori di carne bovina, inclusa l’Australia, potrebbero trarre concreto beneficio da una domanda americana più forte. Gli Stati Uniti hanno già previsto importazioni record per quest’anno: 2,6 miliardi di chilogrammi, il 6 per cento in più rispetto al 2025 e il 25 per cento sopra i livelli del 2024.

L’apertura americana viene decisa dopo altre mosse simili. Lo scorso ottobre Trump aveva ordinato di quadruplicare le importazioni di manzo dall’Argentina e, un mese dopo, aveva rimosso il dazio punitivo del 40 per cento su manzo e caffè brasiliani. Quelle decisioni, però, non sono bastate a raffreddare i prezzi. Ad aprile, la carne bovina costava il 12,1 per cento in più rispetto a un anno prima e oltre il 16 per cento in più rispetto al ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025.

Gli economisti restano prudenti. David Anderson, della Texas A&M University, osserva che gran parte dell’import riguarda tagli magri usati per il macinato e dubita che l’effetto sui prezzi al dettaglio sia forte. Bill Bullard, del gruppo R-CALF USA, avverte invece che più importazioni potrebbero scoraggiare gli allevatori americani dal ricostituire i numeri delle mandrie. Per i consumatori, quindi, il sollievo potrebbe essere limitato. Per gli esportatori australiani, invece, si apre una finestra commerciale da seguire con attenzione.