SYDNEY - Una piccola comunità del New South Wales occidentale tira un respiro di sollievo dopo mesi di paura.
La polizia ha trovato il corpo di un uomo ritenuto essere Julian Ingram, 37 anni, accusato di aver ucciso tre persone a Lake Cargelligo il 22 gennaio, prima di sparire nel nulla.
Ingram era ricercato per l’omicidio della sua ex compagna incinta, Sophie Quinn, 25 anni, della zia di lei, Nerida Quinn, 50 anni, e di John Harris, 32 anni. La sua fuga aveva messo in allerta il paese di circa 1.500 abitanti, la polizia aveva invitato i residenti alla massima cautela.
Quasi cinque mesi dopo la sparatoria, gli agenti hanno annunciato di aver trovato il corpo di un uomo in stato di avanzata decomposizione, insieme a un’arma da fuoco e a un veicolo bianco, a circa 100 chilometri da Lake Cargelligo. Accanto al corpo è stata trovata la patente di Ingram, mentre la targa del mezzo coincide con quella dell’ute che avrebbe usato il giorno degli omicidi. L’identificazione formale non è ancora stata completata.
Il sindaco John Medcalf ha detto che la notizia porta un primo senso di chiusura, soprattutto per le famiglie coinvolte. “La gente, in particolare le famiglie, temeva che potesse tornare - ha dichiarato -. È qualcosa che non ti aspetti mai possa accadere in questa parte del mondo”.
Secondo la ricostruzione, Sophie Quinn e Harris furono raggiunti dai proiettili mentre si trovavano in una vettura scura intorno alle 16.20. Poco dopo, Nerida Quinn venne uccisa in una casa a pochi minuti di distanza. Nello stesso luogo fu ferito anche Kaleb Macqueen, 19 anni, sopravvissuto avendo riportato gravi lesioni.
Per settimane, la polizia aveva perlustrato la boscaglia circostante, estendendo poi le ricerche fino a Mount Hope, ex centro minerario circa 90 chilometri a nord-ovest di Lake Cargelligo. Con il passare del tempo e l’assenza di avvistamenti confermati, era stata offerta una ricompensa da 250mila dollari per informazioni utili alla cattura.
Medcalf ha raccontato la frustrazione di una comunità costretta ad attendere aggiornamenti senza risposte certe. “Ogni volta che la polizia seguiva una pista, si rivelava un vicolo cieco”, ha detto.
Le indagini continueranno per chiarire le cause della morte. Per Lake Cargelligo, intanto, resta il lavoro più difficile: convivere con quanto accaduto e sostenere chi ne porterà il peso più a lungo.