WASHINGTON - Le ostilità nel Golfo si sono riaccese ieri (ora locale), con il comando centrale statunitense che ha dichiarato di aver intercettato o visto fallire una serie di attacchi iraniani contro Bahrain, Kuwait e altri obiettivi regionali.
Secondo lo US Central Command, due missili lanciati verso il Kuwait sarebbero caduti prima di raggiungere l’obiettivo o si sarebbero frantumati in volo, mentre diversi missili balistici diretti verso altri bersagli regionali non avrebbero ottenuto il risultato previsto. Tre missili diretti verso il Bahrain sarebbero stati intercettati.
Dall’inizio del conflitto, a fine febbraio, l’Iran ha colpito più volte aree del Golfo dove si trovano basi militari statunitensi. Washington sostiene di aver abbattuto anche droni iraniani diretti contro navi civili nelle acque regionali e contro forze americane nel Kuwait. Gli Stati Uniti hanno inoltre effettuato attacchi sull’isola di Qeshm, vicino allo Stretto di Hormuz, dopo nuovi tentativi attribuiti a Teheran.
Secondo i media statali iraniani, le Guardie Rivoluzionarie hanno colpito il quartier generale della Quinta Flotta statunitense nel Bahrain, oltre a una base aerea e ad alcuni elicotteri in un Paese della regione non specificato, usando missili e droni. L’azione sarebbe stata una risposta a un attacco americano contro una torre di comunicazione a sud di Qeshm.
Lo US Central Command ha affermato che tutti gli attacchi sono falliti e che le forze statunitensi restano pronte a respingere quella che ha definito “aggressione iraniana ingiustificata”.
La nuova fiammata ha spinto il prezzo del petrolio di oltre l’1 per cento nelle prime contrattazioni di mercoledì. La guerra resta bloccata in una fase di stallo, con un fragile cessate il fuoco e lo Stretto di Hormuz ancora in gran parte chiuso al traffico marittimo. Prima del conflitto, da quel passaggio transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
La scorsa settimana, Iran e Stati Uniti avevano comunicato di aver raggiunto una prima intesa provvisoria per fermare la guerra, ma l’accordo non è stato firmato. I media iraniani sostengono che Teheran non comunichi con Washington da giorni. Donald Trump ha negato, affermando che i contatti sono proseguiti “quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi”.
Il presidente statunitense sostiene da metà marzo di essere vicino a un’intesa, che rinvierebbe le questioni più difficili, incluso il futuro del programma nucleare iraniano. Teheran nega di voler costruire armi nucleari e afferma che il suo programma atomico ha solo finalità civili
Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato al Congresso che gli Stati Uniti accetteranno un alleggerimento delle sanzioni solo se l’Iran rinuncerà alle proprie attività nucleari. Teheran chiede invece accesso a miliardi di dollari di ricavi petroliferi, deroghe sulle esportazioni di greggio, la fine del blocco americano sui porti e margini di leva su Hormuz.
La crisi continua a pesare anche sul Libano, dove Israele prosegue la più profonda incursione degli ultimi 25 anni contro le milizie di Hezbollah. Martedì, nonostante una tregua parziale mediata dagli Stati Uniti, nuovi raid hanno colpito località del sud del Paese.
UNICEF ha avvertito che l’aumento dei costi di trasporto e le interruzioni delle catene di fornitura stanno ostacolando gli aiuti vitali in diverse crisi, da Gaza al Libano fino all’Africa.