Non soltanto perché la mostra Rome: Empire, Power, People riporta sotto i riflettori oltre 160 reperti dell’antichità romana, ma perché, questa volta, la storia non si limita a essere osservata: si può anche odorare, percepire, quasi vivere sulla propria pelle.
È in questo continuum tra presente e passato che si inserisce la collaborazione tra il museo e Salus Body, marchio australiano dedicato alla cura del corpo e ai rituali di benessere. Una collaborazione nata quasi naturalmente, come racconta Jason Cook, ideatore del progetto per l’azienda. Salus Body era già presente nel gift shop del Melbourne Museum con la propria gamma di prodotti. Quando il museo ha annunciato l’imminente apertura della mostra, è arrivata la proposta di sviluppare una linea speciale ispirata all’esperienza delle terme romane. “È stata un’estensione di ciò che già facevamo con il Melbourne Museum”, spiega Jason. Da una prima collaborazione commerciale, il progetto ha progressivamente preso una direzione più ambiziosa, fino a entrare nello spazio stesso dell’esposizione e, in particolare, nella ricostruzione dell’ambiente del bagno romano. Il punto di contatto, del resto, è inscritto persino nel nome del brand: Salus era la dea romana associata alla salute e al benessere.
Ma al di là del riferimento simbolico, è soprattutto la concezione del rituale a mettere in comunicazione due mondi apparentemente lontani. Nell’immaginario contemporaneo, Roma è spesso sinonimo di potere, conquista ed espansione dell’Impero. Eppure, dietro la dimensione monumentale e politica della civiltà romana, esisteva anche una quotidianità fatta di gesti, socialità e cura del corpo. Le terme erano uno degli spazi privilegiati di questa dimensione.
“Abbiamo cercato di fare una moderna interpretazione di ciò che sarebbe accaduto nelle terme romane”, racconta Jason. Il risultato è una sorta di percorso sensoriale condensato in tre prodotti: un bagno minerale, un olio per il corpo e una nebulizzazione rinfrescante per il viso. Ciascuno richiama una fase dell’antico rituale termale: dall’immersione nell’acqua calda alla detersione con gli oli, fino al passaggio nell’acqua fredda.
Non si tratta, naturalmente, di ricostruire filologicamente una giornata alle terme. L’obiettivo è piuttosto tradurre quell’esperienza in un linguaggio accessibile all’uomo contemporaneo. Anche il profumo sviluppato per l’ambiente espositivo nasce da questa ricerca: una combinazione aromatica che richiama ingredienti associati al mondo romano, tra cui origano, basilico e lavanda.
Il progetto ha richiesto più di sei mesi di lavoro, tra ricerca storica, confronto con il museo e sviluppo dei prodotti. Ed è proprio la componente sensoriale a rappresentare, secondo Cook, uno degli aspetti più interessanti dell’intera operazione. “In una mostra –osserva – il pubblico è abituato soprattutto a vedere e ascoltare”. Qui, invece, entra in gioco un terzo livello: l’olfatto.
La collaborazione diventa così un invito a interrogarsi sul modo in cui viviamo oggi il tempo dedicato alla cura personale. Se per i Romani il bagno non era semplicemente una necessità pratica, ma un’esperienza rituale e collettiva, nella società contemporanea il gesto rischia spesso di ridursi a una parentesi funzionale, incastrata tra un impegno e l’altro. Secondo Jason, però, qualcosa sta cambiando: la crescente attenzione verso bagni rituali, sorgenti termali e momenti di pausa indica il desiderio di rallentare e ritrovare una dimensione più consapevole anche nelle attività quotidiane.
“Vorrei che i visitatori capissero che un’esperienza ha più di un livello – conclude Cook –, non soltanto quello fisico e visivo, ma anche quello sensoriale”.